Storie che raccontano, attraverso la voce dei nostri pazienti, come la Ricerca ha reso possibili nuove cure, diagnosi e terapie.

Quando la Ricerca rimette in sintonia il cuore

Annabel amava camminare nei parchi di Londra e nuotare. Ma ad un tratto si è resa conto che il suo cuore ❤️ non riusciva più a tenere il passo. La diagnosi di stenosi aortica e la prospettiva di un intervento a cuore aperto la spaventavano.
L’incontro con il prof. Giulio Stefanini, cardiologo di Humanitas, e la fiducia costruita nel tempo hanno fatto la differenza.
Grazie alla Ricerca, Annabel ha potuto affrontare la cura con una soluzione meno invasiva. 🔬
Oggi racconta un’altra storia: quella di un intervento che ha “rimesso in sintonia” il suo cuore, come un’orchestra che torna a suonare insieme, regalandole più tempo e una nuova qualità di vita ⭐.

Questo è l’esempio concreto di che cosa può fare il 5×1000: sostenere studi scientifici che possono dare ai nostri pazienti nuove possibilità di cura, diagnosi e intervento. In ambito cardiologico, grazie ai fondi del 5×1000, stiamo studiando come rallentare la malattia coronarica nei diabetici e indagando, nelle persone che hanno avuto un infarto, i meccanismi dell’occlusione coronarica e personalizzando la terapia.

Da una donazione di sangue a una diagnosi di leucemia

🩸 Carlotta aveva 27 anni quando, durante gli esami per una donazione di sangue, ha scoperto di avere una leucemia mieloide acuta. Una diagnosi arrivata all’improvviso, che cambia la vita. In Humanitas ha seguito un protocollo clinico sperimentale che, insieme alla chemioterapia, prevede un farmaco innovativo mirato all’alterazione genetica responsabile della malattia. La sua storia racconta il valore della Ricerca: trasformare i risultati scientifici in nuove opportunità di cura per i pazienti.

Nel dialogo con la dott.ssa Marta Ubezio, ematologa del Cancer Center di Humanitas, emerge come la Ricerca clinica contribuisca a rendere disponibili terapie sempre più mirate e personalizzate.

Oggi Carlotta sta bene, è tornata tra le sue amate montagne del Trentino e ha tanti progetti per il futuro.

Una speranza che si stava spegnendo, poi una nuova vita

Rimanere incinta non era il problema. Il problema era perdere ogni gravidanza.” 💔
Dopo tre aborti spontanei consecutivi, tutti interrotti attorno alle 8 settimane, Darya si sentiva invisibile. Un dolore profondo, spesso non riconosciuto abbastanza.

Poi, l’arrivo in Humanitas San Pio X dalla prof.ssa Nicoletta Di Simone. Per la prima volta, qualcuno ha guardato la storia nel suo insieme e grazie a un percorso multidisciplinare e personalizzato, la paura ha lasciato spazio alla vita. Oggi il figlio di Darya ha un anno e mezzo e sorride al futuro. 👶✨

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