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Alimentazione personalizzata per combattere la sindrome dell’intestino irritabile

Nome dello studio: Microbiota, metaboloma e nutrizione: come usare “l’Intelligenza Artificiale ” per un’alimentazione personalizzata
Responsabile: ALESSANDRO REPICI (Silvia Giugliano)

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) colpisce fino al 20% della popolazione

E’ un disturbo legato all’alimentazione, che ha un forte impatto sulla qualità della vita. I sintomi sono molteplici: dolore addominale, diarrea/costipazione, cambiamenti nei movimenti intestinali, gas e gonfiore, intolleranza alimentare, stanchezza e difficoltà a dormire.
A chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile viene prescritta una dieta particolare, che esclude una serie di prodotti alimentari che fermentano nell’intestino durante la digestione per evitare i sintomi dell’IBS: questo porta a carenze nutrizionali, tra cui minerali come ferro e calcio e alcune vitamine. Il cambiamento nella composizione del microbiota, invece, non è ancora chiaro se sia la conseguenza o l’effetto della dieta modificata per fare fronte alla malattia.

Questo progetto di ricerca ha due obiettivi

Da una parte i ricercatori vogliono creare un set di dati integrati tramite il confronto di microbiota e metaboloma nei pazienti IBS rispetto ai sani: i dati saranno utilizzati per generare un algoritmo che, grazie all’Intelligenza Artificiale, permetterà di identificare le classi di microbi e metaboliti che caratterizzano le persone affette da IBS.
Dall’altra parte, i ricercatori intendono ristabilire il microbiota corretto nei malati con una dieta inclusiva basata su prodotti fermentati tramite Lactobacillus Paracasei: in concreto, gli studiosi vogliono rimodellare le interazioni ospite-microbiota attraverso una nutrizione personalizzata. Un approccio, questo, che rappresenta una novità assoluta: i pazienti saranno così in grado di reintrodurre prodotti alimentari normalmente evitati, riequilibrando il microbiota e migliorando la carenza di nutrienti. Inoltre, i prodotti fermentati forniranno anche metaboliti antinfiammatori che contribuiranno a ristabilire l’omeostasi immunitaria intestinale.

Il progetto, avviato nel 2021, ha dato già interessanti riscontri

Grazie all’utilizzo di un questionario finalizzato a valutare la gravità e la frequenza della sintomatologia, i ricercatori hanno riscontrato un miglioramento significativo dei sintomi durante la prima settimana di dieta, miglioramento proseguito nella seconda fase della dieta che ha previsto l’integrazione di alcuni alimenti come latte e fagioli fermentati.

Un’importante conferma che la fermentazione con il Lactobacillus Paracasei permette di reintrodurre alimenti solitamente esclusi dai pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile, ma anche che quello scelto dai ricercatori rappresenta un approccio chiave per riequilibrare il microbiota e migliorare la carenza di nutrienti.