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Tre premi per lo studio dell’immunologia dei tumori: la storia di Martina Molgora, giovane ricercatrice di Humanitas

Da piccola voleva fare la maestra, come la sua mamma. Poi negli anni dell’adolescenza è arrivata la passione per le lingue straniere  e pensava che avrebbe girato il mondo per fare la traduttrice, soprattutto di lingue orientali. E invece Martina Molgora, classe 1989, dopo aver conseguito una laurea triennale in biotecnologie e una specialistica in biotecnologie mediche, si è ritrovata in Humanitas a studiare l’interazione tra i tumori e il sistema immunitario e, nonostante la giovane età, vanta già diversi riconoscimenti per il suo lavoro di ricerca.

 

L’importanza della ricerca

“L’obiettivo del mio lavoro di ricerca – spiega Martina Molgora, che ad aprile di quest’anno ha discusso la tesi di dottorato in Humanitas e attualmente continua a svolgere le sue ricerche nell’Istituto grazie a una borsa di studio fornita dall’AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro – è individuare i meccanismi attraverso cui il tumore riesce a eludere le risposte del sistema immunitario e le modalità per attivare le difese immunitarie contro la neoplasia. L’obiettivo finale è migliorare la riposta dei pazienti alle terapie antitumorali: è una sfida difficile e un percorso molto lungo, ma davvero stimolante e su cui riponiamo grande fiducia”.

 

Tre premi

Lo scorso anno la scoperta, a cui è seguita la pubblicazione sulle pagine della rivista Nature, del ruolo di una proteina, IL-1R8, che agisce da freno di un tipo cellulare del sistema immunitario: le cellule Natural Killer (NK), importanti nel controllo dei tumori e dei virus.  Se IL-1R8 viene bloccato, le cellule NK risultano molto attive e proteggono da metastasi al fegato e polmone, tumore primario al fegato e alcune infezioni virali. Dopo la pubblicazione su Nature, la giovane ricercatrice ha ricevuto tre diversi premi: il premio “Alessandro Moretta young investigator award”, il premio “Best Paper Award” dell’Associazione “Giovanna Tosi” per la Lotta contro i Tumori e la scorsa estate, insieme a Eduardo Bonavita, attualmente in forze al Cancer Research UK Manchester Institute, è arrivato anche il premio “MIT – Premio Giovani Innovatori”.

 

L’interesse per l’immunologia

L’interesse per l’immunologia è arrivato durante i primi anni di università: “Sono sempre stata affascinata dall’immunologia sin dai primi anni di università, anche grazie ai professori che ho incontrato lungo il mio percorso, molto appassionati e motivati: ho fatto quindi tirocini e tesi sempre in questo ambito, prima all’Università Bicocca e poi in Humanitas, dove sono rimasta per il dottorato di ricerca”.

 

La ricerca: una passione nata poco alla volta

La passione di Martina Molgora per la ricerca non è stata un fulmine a ciel sereno. Tutt’altro: si può dire che si è costruita giorno dopo giorno. “Quando ho iniziato l’università non avevo bene idea di cosa significasse fare ricerca. Mi sono iscritta a biotecnologie perché il mondo medico-scientifico, in qualche modo, mi appassionava. Ma è durante il corso di immunologia all’università che ho capito che questo era l’ambito che mi interessava davvero. Durante gli studi per la tesi di laurea e per il dottorato ho imparato cosa vuol dire ‘fare ricerca’. è un settore estremamente stimolante. E’ un lavoro continuo e di gruppo, dove il confronto con gli altri è importantissimo e fa crescere ogni giorno. Va certamente detto che, per quanto riguarda la mia esperienza, sono stata molto fortunata perché ho avuto la possibilità di lavorare con persone preparate, disponibili e appassionate, a cui sono molto legata e che mi hanno sempre sostenuta”.

 

Molta soddisfazione…

La ricerca di cui si occupa Molgora si basa su modelli preclinici, ovvero non direttamente implicati nella diagnosi o nella terapia e quindi nell’approccio clinico al paziente, ma fondamentali per individuare i meccanismi che possono essere sfruttati proprio per l’ambito clinico, e quindi per la cura dei pazienti. “In particolare noi studiamo come il sistema immunitario risponde al tumore e come il tumore si nasconde dalla risposta immunitaria e la modifica, cercando di individuare come intervenire su questi meccanismi per migliorare la riposta del paziente alla terapia antitumorale. I risultati, ovviamente, non sono immediati, ma arrivano piuttosto a lungo termine. Ma la soddisfazione che si ricava è davvero tanta”.

 

…e qualche ostacolo

Un lavoro impegnativo che, ovviamente, non manca di qualche ostacolo. “E’ un lavoro molto bello ma con orari e tempi a volte non convenzionali e difficili da comprendere dall’esterno. Mi è capitato di fare alcune rinunce, ma posso dire con sincerità che ne è sempre valsa la pena”.

Immunoterapia “su misura” contro i tumori: la ricerca in Humanitas va avanti

Per sconfiggere il cancro la nuova frontiera della ricerca è lo sviluppo di strategie terapeutiche “su misura” basate sulla risposta del sistema immunitario. Insieme con le armi anti-cancro più “tradizionali” come chirurgia, radioterapia e chemioterapia, l’immunoterapia – che rappresenta la più innovativa arma contro i tumori – ha tutte le carte in regola per sconfiggere le neoplasie. In Humanitas sono molti i progetti di ricerca attivi, ma il percorso è ancora lungo: per questo è necessario sostenere la ricerca con il 5×1000.

 

Ormai è risaputo: lo sviluppo del cancro non dipende solo dalla crescita incontrollata di cellule tumorali, ma anche da un insieme di cambiamenti che coinvolgono il sistema immunitario che, per tanti e diversi meccanismi, non riesce a difendere l’organismo dall’invasione delle cellule neoplastiche. La scoperta di questo processo risale ormai ad alcuni anni fa, ma i progressi nella comprensione di questo complesso sistema sono lenti; tuttavia grazie alla ricerca negli ultimi anni lo sviluppo dell’immunoterapia (strategie terapeutiche che sfruttano il funzionamento del sistema immunitario) ha compiuto molti passi in avanti nel trattamento di alcuni tumori.

 

Nuove strategie terapeutiche

A spiegare la stretta relazione tra sistema immunitario e sviluppo dei tumori è Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas e presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca: “Nello sviluppo del cancro un ruolo di primo piano lo svolge il sistema immunitario. In particolare i macrofagi, che sono una delle tipologie di cellule deputate alle difese dell’organismo, si comportano come poliziotti corrotti favorendo lo sviluppo della neoplasia in due modi: facilitando la crescita tumorale e silenziando i linfociti T, ovvero un altro particolare gruppo di cellule del nostro sistema immunitario che, in condizioni normali, dovrebbe contrastare l’invasione del cancro. E’ per questo che la ricerca in Humanitas mira a mettere a punto nuove strategie terapeutiche da una parte per fermare i ‘poliziotti corrotti’, e dall’altra per riattivare il sistema immunitario. Abbiamo individuato diverse molecole che possono risultare utili per attivare il sistema immunitario in funzione antitumorale, e stiamo studiando le loro validità dal punto di vista terapeutico”.

 

Riattivare il sistema immunitario

Tra gli studi effettuati con l’obiettivo di riattivare il sistema immunitario contro la crescita tumorale “molto recentemente – racconta Mantovani – abbiamo pubblicato sulla rivista Nature uno studio relativo alla scoperta, da noi effettuata, di un freno del sistema immunitario che, se disinnescato, è in grado di riattivare un particolare gruppo di cellule del sistema immunitario, le Natural killer, contro lo sviluppo di neoplasie e metastasi al polmone e al fegato”.

 

Personalizzare le terapie

Non solo nuove terapie: in Humanitas i progetti di ricerca sono orientati, oltre che sull’individuazione di nuove terapie e trattamenti, anche sulla messa a punto di strategie che siano in grado di predire la capacità di un paziente di rispondere o meno a una certa immunoterapia. “Abbiamo individuato alcuni marcatori che potrebbero aiutarci a capire se e come un paziente risponderà all’immunoterapia prima di somministrargliela, nell’ottica di ottimizzare e personalizzare il percorso terapeutico. Non dobbiamo infatti dimenticare che l’instabilità genetica è una delle caratteristiche principali del cancro che lo rende un bersaglio mobile”.

 

Donare il 5×1000

Identificare i freni in grado di contrastare lo sviluppo neoplastico e personalizzare le terapie immunologiche, affinché ciascun paziente possa rispondere in modo adeguato alle terapie somministrate, sviluppando nuove terapie per quei pazienti che non beneficiano di quelle attuali: sono queste le attuali sfide che possono essere vinte anche grazie al contributo di ciascuno, versando il 5×1000 dalla propria dichiarazione dei redditi all’istituto Humanitas.

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