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Nuove terapie, studio dei biomarcatori e radiomica: così in Humanitas si combattono timoma e mesotelioma

Timoma e mesotelioma, due rari tumori del torace, in Humanitas possono contare su un gruppo di studio in costante aggiornamento

 

Timoma e mesotelioma. Due neoplasie poco conosciute perché rare, che incutono timore solo a sentirle nominare. In Humanitas questi due tumori rari del torace possono contare su un gruppo di ricerca guidato dal dottor Paolo Andrea Zucali, caposezione della Farmacologia clinica nell’Unità operativa di Oncologia medica ed ematologia, in costante aggiornamento e alla ricerca di terapie sempre più efficaci per i pazienti.

 

L’importanza dei network

I centri che si occupano di fare ricerca sul timoma e sul mesotelioma non sono molti in Italia e, se si unisce questo dato al fatto che i due tumori sono rari, per avere un numero di pazienti sufficientemente ampio su cui effettuare studi è fondamentale creare delle reti di centri. “E’ per questo che noi in Humanitas abbiamo promosso la costituzione di network con altri gruppi di lavoro e con altre strutture che si occupano delle stesse patologie. In questo modo, mettendo in rete i pazienti provenienti da più centri, riusciamo a ottenere quei numeri necessari per poter studiare al meglio le caratteristiche biologiche e cliniche delle due patologie e per poter valutare in modo più accurato l’efficacia delle varie strategie terapeutiche, sia quelle attualmente in uso che quelle sperimentali”.

 

Farmaci antiangiogenici e immunoterapia

Nonostante la difficoltà nel reperimento della casistica per mettere a punto gli studi e della penuria di risorse per lo scarso interesse da parte delle aziende farmaceutiche nell’investire sulla ricerca di principi attivi contro queste malattie (perché rare), Humanitas continua a studiare le due neoplasie e a sperimentare nuovi trattamenti in network con altre strutture. “Attualmente stiamo lavorando, sia per il timoma che per il mesotelioma, a cinque studi clinici per valutare l’efficacia di due tipologie di farmaci, quelli ad attività anti-angiogenica (ovvero in grado di impedire la formazione di nuovi vasi sanguigni e, quindi, capaci di affamare il tumore e di inibirne la crescita), e gli immunoterapici (cioè strategie terapeutiche che modulano la risposta del sistema immunitario contro la neoplasia stessa)”. Un altro campo di ricerca promettente riguarda la combinazione di varie strategie terapeutiche, “come l’immunoterapia con la terapia anti-angiogenica, o la loro combinazione con la chemioterapia perché questi abbinamenti sembrerebbero essere sinergici e in grado di dare risultati migliori se somministrati in combinazione piuttosto che singolarmente”.

 

Biomarcatori per prevedere la riuscita delle cure

Questi e altri protocolli prevedono anche l’individuazione e il calcolo del dosaggio di una serie di sostanze su differenti campioni di materiale biologico prelevato  dai pazienti subito prima, durante e dopo il trattamento: “Questi dati verranno quindi abbinati alle risposte dei pazienti al trattamento stesso per essere in grado di individuare in futuro, se sarà possibile, le caratteristiche cliniche e biologiche (biomarcatori) dei soggetti che rispondono a un dato trattamento piuttosto che a un altro, in modo da poter selezionare i pazienti prima dell’inizio della cura e somministrarla solo a quelli che ne traggono effettivamente giovamento”. Per quanto riguarda il mesotelioma, in particolare, “partecipiamo a un progetto in rete specifico con altri centri italiani per raccogliere campioni di materiale biologico da pazienti in trattamento con immunoterapia con l’obiettivo di individuare, anche in questo caso, biomarcatori che consentano di delineare prognosi più precise e di predire in anticipo le risposte a tale trattamento, oltre che meglio comprendere chi sta ne beneficiando”.

 

Valutazione dell’efficacia dei trattamenti

In alcune patologie come il mesotelioma la valutazione dell’efficacia di un trattamento mediante le metodiche radiologiche standard (TAC o RMN) può non essere così immediata. Oltre alla ricerca di biomarcatori che possono aiutarci a comprendere meglio come e quanto la malattia stia rispondendo al trattamento in corso (standard o sperimentale che sia), Humanitas si sta impegnando anche nella ricerca di nuove metodiche radiologiche. “In particolare da alcuni anni stiamo cercando di mettere a punto con i medici della Medicina nucleare nuovi traccianti da utilizzare con la PET che, rispetto ai traccianti standard attualmente utilizzati, siano più precisi nel fornirci informazioni circa l’aggressività della malattia, la sua estensione e la sua responsività alla terapia somministrata”.

 

La radiomica

Un ambito di studi nuovo e su cui Humanitas molto sta investendo anche nel campo del mesotelioma e del timoma è la radiomica, disciplina che incrocia i dati ricavati dalle analisi biologiche e cliniche (come esami del sangue, esame istologico della neoplasia, caratteristiche cliniche del paziente) e dati ricavati dalla diagnostica per immagini: l’obiettivo è implementare la potenza degli strumenti di supporto decisionale.

 

Le prospettive future: l’importanza del 5×1000

Effettuare diagnosi e formulare prognosi più accurate, identificare nuove strategie terapeutiche efficaci, ottimizzare la selezione dei pazienti ai trattamenti realmente efficaci per loro con l’identificazione di biomarcatori in grado di predire le risposte alla cura somministrata prima di iniziarla, sviluppare strumenti che siano in grado di identificare quali pazienti stanno beneficiando del trattamento in corso e quali no (biomarcatori e/o nuovi traccianti per indagini radiologiche con PET più sensibili e più specifiche), utilizzare la radiomica per implementare gli strumenti di supporto decisionale: sono queste le prospettive future che si aprono in Humanitas sul timoma e sul mesotelioma grazie alla ricerca. Ma queste neoplasie sono rare e, come accade per tutte le malattie rare, “i fondi da destinare alla ricerca per il miglioramento della comprensione dei meccanismi all’origine di queste patologie sono sempre molto esigui. Per questo è importante donare il proprio 5×1000 all’Istituto Humanitas: perché, sebbene Humanitas creda molto nella cura dei tumori rari, per progredire nella ricerca su queste neoplasie rare, in merito alle quali lo Stato e le aziende farmaceutiche non investono abbastanza, è importante ottenere fondi“.

 

Foto: Hans Reniers on Unsplash

Immunoterapia “su misura” contro i tumori: la ricerca in Humanitas va avanti

Per sconfiggere il cancro la nuova frontiera della ricerca è lo sviluppo di strategie terapeutiche “su misura” basate sulla risposta del sistema immunitario. Insieme con le armi anti-cancro più “tradizionali” come chirurgia, radioterapia e chemioterapia, l’immunoterapia – che rappresenta la più innovativa arma contro i tumori – ha tutte le carte in regola per sconfiggere le neoplasie. In Humanitas sono molti i progetti di ricerca attivi, ma il percorso è ancora lungo: per questo è necessario sostenere la ricerca con il 5×1000.

 

Ormai è risaputo: lo sviluppo del cancro non dipende solo dalla crescita incontrollata di cellule tumorali, ma anche da un insieme di cambiamenti che coinvolgono il sistema immunitario che, per tanti e diversi meccanismi, non riesce a difendere l’organismo dall’invasione delle cellule neoplastiche. La scoperta di questo processo risale ormai ad alcuni anni fa, ma i progressi nella comprensione di questo complesso sistema sono lenti; tuttavia grazie alla ricerca negli ultimi anni lo sviluppo dell’immunoterapia (strategie terapeutiche che sfruttano il funzionamento del sistema immunitario) ha compiuto molti passi in avanti nel trattamento di alcuni tumori.

 

Nuove strategie terapeutiche

A spiegare la stretta relazione tra sistema immunitario e sviluppo dei tumori è Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas e presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca: “Nello sviluppo del cancro un ruolo di primo piano lo svolge il sistema immunitario. In particolare i macrofagi, che sono una delle tipologie di cellule deputate alle difese dell’organismo, si comportano come poliziotti corrotti favorendo lo sviluppo della neoplasia in due modi: facilitando la crescita tumorale e silenziando i linfociti T, ovvero un altro particolare gruppo di cellule del nostro sistema immunitario che, in condizioni normali, dovrebbe contrastare l’invasione del cancro. E’ per questo che la ricerca in Humanitas mira a mettere a punto nuove strategie terapeutiche da una parte per fermare i ‘poliziotti corrotti’, e dall’altra per riattivare il sistema immunitario. Abbiamo individuato diverse molecole che possono risultare utili per attivare il sistema immunitario in funzione antitumorale, e stiamo studiando le loro validità dal punto di vista terapeutico”.

 

Riattivare il sistema immunitario

Tra gli studi effettuati con l’obiettivo di riattivare il sistema immunitario contro la crescita tumorale “molto recentemente – racconta Mantovani – abbiamo pubblicato sulla rivista Nature uno studio relativo alla scoperta, da noi effettuata, di un freno del sistema immunitario che, se disinnescato, è in grado di riattivare un particolare gruppo di cellule del sistema immunitario, le Natural killer, contro lo sviluppo di neoplasie e metastasi al polmone e al fegato”.

 

Personalizzare le terapie

Non solo nuove terapie: in Humanitas i progetti di ricerca sono orientati, oltre che sull’individuazione di nuove terapie e trattamenti, anche sulla messa a punto di strategie che siano in grado di predire la capacità di un paziente di rispondere o meno a una certa immunoterapia. “Abbiamo individuato alcuni marcatori che potrebbero aiutarci a capire se e come un paziente risponderà all’immunoterapia prima di somministrargliela, nell’ottica di ottimizzare e personalizzare il percorso terapeutico. Non dobbiamo infatti dimenticare che l’instabilità genetica è una delle caratteristiche principali del cancro che lo rende un bersaglio mobile”.

 

Donare il 5×1000

Identificare i freni in grado di contrastare lo sviluppo neoplastico e personalizzare le terapie immunologiche, affinché ciascun paziente possa rispondere in modo adeguato alle terapie somministrate, sviluppando nuove terapie per quei pazienti che non beneficiano di quelle attuali: sono queste le attuali sfide che possono essere vinte anche grazie al contributo di ciascuno, versando il 5×1000 dalla propria dichiarazione dei redditi all’istituto Humanitas.

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