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Immunologia in Humanitas: ecco la squadra dei ricercatori

A presentarla il professor Alberto Mantovani, immunologo e oncologo, Direttore Scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University

 

La cura dei tumori rappresenta una parte cospicua della loro ricerca. Un’altro settore molto importante è lo studio delle malattie autoimmunitarie. E c’è poi un gruppo che si occupa dello studio del microbiota intestinale e della sua importanza in diverse malattie. E’ di questo che si interessano i ricercatori dell’Immuno Center e quelli che si occupano di immunologia nell’istituto Clinico Humanitas.

 

A presentare la squadra di ricerca nel settore dell’immunologia è il professor Alberto Mantovani, immunologo e oncologo, Direttore Scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University.

 

 

L’immunoterapia contro i tumori

“La terapia immunitaria è la nuova frontiera contro i tumori da molti punti di vista ed è motivo di grande speranza per chi fa ricerca e per i pazienti. Costituisce la quarta strategia di lotta contro il cancro, affiancandosi a chirurgia, radioterapia e chemioterapia e rappresenta ormai una delle armi che utilizziamo quotidianamente nella lotta contro molti tipi di tumore”, spiega il professor Mantovani. “L’istituto Humanitas ha dato un contributo importante, riconosciuto a livello internazionale, sull’individuazione di poliziotti corrotti all’interno del sistema immunitario che facilitano lo sviluppo delle neoplasie. E’ come se parte del sistema immunitario, anziché difendere l’organismo, familiarizzasse col nemico, ovvero il tumore. I nostri studi si sono concentrati sulla ricerca e l’identificazione di biomarcatori che ci aiutino a identificare questi poliziotti corrotti per poterli rieducare attraverso opportune terapie immunologiche. Attualmente stiamo lavorando su diversi tumori, ma in particolare sul cancro al pancreas e al colon retto“.

 

I punti di riferimento in questo ambito sono:

 

-la professoressa Cecilia Garlanda, responsabile del Laboratorio di Immunopatologia Sperimentale di Humanitas

-la professoressa Paola Allavena, responsabile del Laboratorio di Immunologia Cellulare di Humanitas

-la dottoressa Barbara Bottazzi, a capo del laboratorio di Immunofarmacologia;

-il professor Gioacchino Natoli, ordinario di Biochimica dell’Humanitas University (Hunimed)

-il dottor Sebastien Jaillon, dottore di ricerca, specializzato sull’immunità innata

 

Gli studi sulle malattie autoimmunitarie

Una buona parte della ricerca nel settore immunologico è poi data dallo studio delle malattie autoimmunitarie che interessano diversi organi e distretti (intestino, pelle, articolazioni), dai meccanismi che ne sono all’origine allo sviluppo di nuove terapie, nell’ottica di una medicina sempre più personalizzata.

 

I ricercatori di riferimento in questo ambito sono:

 

-il professor Silvio Danese, Responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali dell’Istituto Clinico Humanitas

-il professor Carlo Selmi, Responsabile di Sezione Autonoma Reumatologia e Immunologia clinica dell’Istituto Clinico Humanitas

-il professor Walter Canonica, Responsabile Centro Medicina Personalizzata: Asma e Allergologia dell’Istituto Clinico Humanitas

-il professor Antonio Costanzo, Responsabile dell’Unità Operativa Dermatologia Allergologia dell’Istituto Clinico Humanitas

 

Il microbiota intestinale

C’è infine un gruppo di ricercatori che si occupa del microbiota intestinale, dei suoi equilibri (eubiosi) e dei suoi squilibri (disbiosi) e di come questi ultimi possano dar vita a malattie di vario tipo, dal cancro a malattie autoimmuni e infiammatorie. La responsabile di questo settore è la professoressa Maria Rescigno, docente di Patologia generale dell’Humanitas University e group leader dell’Unità dell’immunologia delle mucose e microbiota dell’Humanitas Research Hospital.

Humanitas Cancer Center: vi presentiamo la squadra di ricerca

Tecnologie innovative, collaborazioni con più accreditati centri internazionali per la partecipazione a studi clinici all’avanguardia: l’Humanitas Cancer Center è un centro per lo studio e la cura delle neoplasie in cui possono trovare speranza anche pazienti che non hanno più alternative terapeutiche. Il professor Armando Santoro presenta la squadra di ricerca

 

Un team di professionisti di grande esperienza, competenze interdisciplinari, percorsi organizzati per patologia e terapie personalizzate. E ancora tecnologie innovative, ricerca dal laboratorio al letto del paziente e viceversa, stretta collaborazione con i più accreditati centri internazionali per la partecipazione a studi clinici all’avanguardia. Diretto dal professor Armando Santoro, Humanitas Cancer Center è tutto questo e molto di più: è un centro per lo studio, la ricerca e la cura delle neoplasie, dove possono trovare speranza anche pazienti che non hanno più alternative terapeutiche.

 

Ma da chi è composta la squadra di ricerca? Tra medici e ricercatori, sono oltre i 40 i professionisti che mettono le loro conoscenze a servizio della scienza per il bene dei pazienti. Tra questi, sei sono attualmente alle prese con nuovi progetti di ricerca. Per quanto riguarda l’area oncologica sono:

 

– il dottor Matteo Simonelli, responsabile della Neuroncologia dell’Istituto Clinico Humanitas e ricercatore dell’Humanitas University, che sta lavorando per mettere a punto la biopsia liquida per il glioma maligno, il più frequente tumore cerebrale. Una procedura che, oltre a rendere più semplice e meno invasiva la diagnosi di questo tumore cerebrale, servirà anche per effettuare il monitoraggio dei trattamenti e modulare così eventuali modifiche terapeutiche, oltre che per individuare precocemente possibili recidive;

 

– la dottoressa Rita De Sanctis, il cui progetto di ricerca è volto a definire fattori predittivi di risposta alla chemioterapia preoperatoria per il tumore mammario, attraverso l’analisi integrata del microbiota intestinale;

 

– il dottor Paolo Zucali, responsabile della sezione di Farmacologia Clinica e referente Day Hospital Oncologia medica ed Ematologia di Humanitas, che sta seguendo gli ultimi sviluppi nell’ambito dell’immunoterapia per la cura di patologie urologiche;

 

I ricercatori dell’area onco-ematologica sono invece:

 

– la dottoressa Marianna Rossi, assistente dell’Unità operativa di Ematologia del Cancer Center, che sta seguendo lo sviluppo di test genetici di screening non invasivi in grado di individuare i fattori predittivi delle mielodisplasie;

 

– il professor Carmelo Carlo-Stella, capo sezione dell’Unità operativa di Ematologia dell’Istituto clinico Humanitas, che si occupa del settore dell’immunoterapia avanzata nella cura dei linfomi, mediante lo sviluppo (fase I) di anticorpi bispecifici;

 

– la dottoressa Stefania Bramanti, aiuto sezione Trapianti di midollo dell’Humanitas Cancer Center, che si occupa da vicino delle CAR-T, la nuova “arma terapeutica” attraverso cui cellule modificate del sistema immunitario di un paziente con tumore vengono ingegnerizzate con la missione di distruggere selettivamente le cellule neoplastiche.

Analisi genetiche, medicina personalizzata e CAR-T: le armi di Humanitas contro il tumore sempre più innovative

Medicina personalizzata, immunoterapia, analisi genetiche. Nell’Istituto Clinico Humanitas la battaglia contro i tumori ha a disposizione armi sempre più innovative. Versando il 5×1000 tutti possono dare il loro contributo affinché l’Istituto abbia sempre maggiori risorse da investire nelle Ricerca

Medicina personalizzata, immunoterapia, analisi genetiche. La battaglia contro i tumori solidi e del sangue in Humanitas ha a disposizione armi sempre più innovative che vengono ideate, sviluppate,  e messe a punto nell’Humanitas Cancer Center, diretto dal professor Armando Santoro, centro all’avanguardia nello studio, nella ricerca e nella cura dei tumori. Le neoplasie trattate sono diverse: si va dalle più note e diffuse, come il cancro del polmone, della mammella e del colon, a quelle più  rare come il timoma e il mesotelioma, fino ad arrivare ai tumori del sangue (leucemie, linfomi e mielomi). “E gli approcci terapeutici che vengono utilizzati sono sempre i migliori possibili in relazione alla problematica da trattare e, al contempo, sono anche i migliori nella riduzione al minimo degli effetti collaterali a lungo termine. Perché in Humanitas il benessere del paziente è sempre al centro“, precisa il professor Santoro.

 

L’immunoterapia

E’ un trattamento che, una volta somministrato, attiva il sistema immunitario del paziente contro il tumore, facendo sì che a combatterlo sia il sistema di difesa dello stesso paziente. Si chiama immunoterapia, è tra le ultime scoperte nel campo delle terapie oncologiche e in Humanitas Cancer Center è molto studiata: sono infatti diverse le sperimentazioni attive per la messa a punto di trattamenti anti-tumorali a base di molecole con queste caratteristiche. “Sebbene il ruolo dell’immunoterapia negli ultimi anni sia stato molto enfatizzato, in alcuni casi forse anche eccessivamente, è ormai definitivamente dimostrato che in molte neoplasie ha davvero fatto la differenza, rivoluzionando le aspettative di vita dei pazienti”. In particolare nel Cancer Center “stiamo sperimentando la somministrazione di cocktail di molecole immunoterapiche, passando quindi dalla mono-immunoterapia (terapie costituite da singole molecole) alla poli-immunoterapia”.

 

La medicina personalizzata

Anche nel campo della medicina personalizzata la ricerca sta compiendo passi in avanti sempre più promettenti: grazie alle continue ricerche in questo settore “aumentano i marcatori biologici che possono essere utilizzati sia come fattori di prognosi, ovvero per conoscere l’aggressività delle neoplasie, sia per il monitoraggio delle risposte di queste ultime alla somministrazione delle terapie, sia per effettuare la selezione di pazienti portatori di specifiche alterazioni genetiche per le quali sono stati già messi a punto trattamenti mirati”, spiega il prof Santoro.

 

Farmaci intelligenti e trasversali

Sempre nell’ottica di mettere a punto terapie personalizzate, nel Cancer Center di Humanitas si lavora molto sulla “targeted therapy”, ovvero sullo sviluppo di nuovi farmaci a bersaglio molecolare in grado di contrastare in modo selettivo i meccanismi di crescita dei singoli tumori colpendo solo questi ultimi e non le cellule sane, ovvero i cosiddetti farmaci “intelligenti”. “Il settore della ‘targeted therapy’ è uno dei campi in cui l’Istituto Humanitas è particolarmente coinvolto, assieme allo sviluppo di nuovi trattamenti immunoterapici. In futuro probabilmente vedremo un sempre maggiore utilizzo di combinazioni di queste due tipologie di farmaci”.

 

Analisi genetiche

Soprattutto nel campo dei tumori del sangue – ma non solo – le indagini genetiche stanno conoscendo un grande sviluppo: in molte di queste neoplasie, infatti, le mutazioni genetiche giocano un ruolo molto importante, dal momento che possono innescare queste patologie o predisporre al loro sviluppo.

 

Terapie CAR-T

L’ingegneria genetica ha permesso di raggiungere una forma di medicina di precisione grazie alla quale le cellule del sistema immunitario, prelevate da un paziente affetto da forme tumorali come linfomi o leucemie e senza alternative terapeutiche, potranno essere geneticamente modificate e re-infuse allo stesso paziente per eliminare in modo selettivo le cellule tumorali. Questa nuova medicina di precisione è la CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T), ed è l’ultima frontiera dell’immunoterapia: “Prevede il prelievo dal paziente con tumore di un particolare gruppo di globuli bianchi (i linfociti T) diventati incapaci di agire contro la neoplasia. Una volta prelevati, questi linfociti vengono modificati geneticamente per renderli in grado di riconoscere e distruggere in modo mirato le cellule tumorali, e vengono quindi re-infusi nel paziente. L’Istituto Humanitas ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per procedere con le sperimentazioni di questo nuovo tipo di immunoterapia. E attualmente – conclude il professor Santoro – stiamo lavorando a diversi studi per lo sviluppo di nuove molecole che potrebbero essere in grado di sconfiggere diverse malattie ematologiche e oncologiche”.

 

Nuove terapie, studio dei biomarcatori e radiomica: così in Humanitas si combattono timoma e mesotelioma

Timoma e mesotelioma, due rari tumori del torace, in Humanitas possono contare su un gruppo di studio in costante aggiornamento

 

Timoma e mesotelioma. Due neoplasie poco conosciute perché rare, che incutono timore solo a sentirle nominare. In Humanitas questi due tumori rari del torace possono contare su un gruppo di ricerca guidato dal dottor Paolo Andrea Zucali, caposezione della Farmacologia clinica nell’Unità operativa di Oncologia medica ed ematologia, in costante aggiornamento e alla ricerca di terapie sempre più efficaci per i pazienti.

 

L’importanza dei network

I centri che si occupano di fare ricerca sul timoma e sul mesotelioma non sono molti in Italia e, se si unisce questo dato al fatto che i due tumori sono rari, per avere un numero di pazienti sufficientemente ampio su cui effettuare studi è fondamentale creare delle reti di centri. “E’ per questo che noi in Humanitas abbiamo promosso la costituzione di network con altri gruppi di lavoro e con altre strutture che si occupano delle stesse patologie. In questo modo, mettendo in rete i pazienti provenienti da più centri, riusciamo a ottenere quei numeri necessari per poter studiare al meglio le caratteristiche biologiche e cliniche delle due patologie e per poter valutare in modo più accurato l’efficacia delle varie strategie terapeutiche, sia quelle attualmente in uso che quelle sperimentali”.

 

Farmaci antiangiogenici e immunoterapia

Nonostante la difficoltà nel reperimento della casistica per mettere a punto gli studi e della penuria di risorse per lo scarso interesse da parte delle aziende farmaceutiche nell’investire sulla ricerca di principi attivi contro queste malattie (perché rare), Humanitas continua a studiare le due neoplasie e a sperimentare nuovi trattamenti in network con altre strutture. “Attualmente stiamo lavorando, sia per il timoma che per il mesotelioma, a cinque studi clinici per valutare l’efficacia di due tipologie di farmaci, quelli ad attività anti-angiogenica (ovvero in grado di impedire la formazione di nuovi vasi sanguigni e, quindi, capaci di affamare il tumore e di inibirne la crescita), e gli immunoterapici (cioè strategie terapeutiche che modulano la risposta del sistema immunitario contro la neoplasia stessa)”. Un altro campo di ricerca promettente riguarda la combinazione di varie strategie terapeutiche, “come l’immunoterapia con la terapia anti-angiogenica, o la loro combinazione con la chemioterapia perché questi abbinamenti sembrerebbero essere sinergici e in grado di dare risultati migliori se somministrati in combinazione piuttosto che singolarmente”.

 

Biomarcatori per prevedere la riuscita delle cure

Questi e altri protocolli prevedono anche l’individuazione e il calcolo del dosaggio di una serie di sostanze su differenti campioni di materiale biologico prelevato  dai pazienti subito prima, durante e dopo il trattamento: “Questi dati verranno quindi abbinati alle risposte dei pazienti al trattamento stesso per essere in grado di individuare in futuro, se sarà possibile, le caratteristiche cliniche e biologiche (biomarcatori) dei soggetti che rispondono a un dato trattamento piuttosto che a un altro, in modo da poter selezionare i pazienti prima dell’inizio della cura e somministrarla solo a quelli che ne traggono effettivamente giovamento”. Per quanto riguarda il mesotelioma, in particolare, “partecipiamo a un progetto in rete specifico con altri centri italiani per raccogliere campioni di materiale biologico da pazienti in trattamento con immunoterapia con l’obiettivo di individuare, anche in questo caso, biomarcatori che consentano di delineare prognosi più precise e di predire in anticipo le risposte a tale trattamento, oltre che meglio comprendere chi sta ne beneficiando”.

 

Valutazione dell’efficacia dei trattamenti

In alcune patologie come il mesotelioma la valutazione dell’efficacia di un trattamento mediante le metodiche radiologiche standard (TAC o RMN) può non essere così immediata. Oltre alla ricerca di biomarcatori che possono aiutarci a comprendere meglio come e quanto la malattia stia rispondendo al trattamento in corso (standard o sperimentale che sia), Humanitas si sta impegnando anche nella ricerca di nuove metodiche radiologiche. “In particolare da alcuni anni stiamo cercando di mettere a punto con i medici della Medicina nucleare nuovi traccianti da utilizzare con la PET che, rispetto ai traccianti standard attualmente utilizzati, siano più precisi nel fornirci informazioni circa l’aggressività della malattia, la sua estensione e la sua responsività alla terapia somministrata”.

 

La radiomica

Un ambito di studi nuovo e su cui Humanitas molto sta investendo anche nel campo del mesotelioma e del timoma è la radiomica, disciplina che incrocia i dati ricavati dalle analisi biologiche e cliniche (come esami del sangue, esame istologico della neoplasia, caratteristiche cliniche del paziente) e dati ricavati dalla diagnostica per immagini: l’obiettivo è implementare la potenza degli strumenti di supporto decisionale.

 

Le prospettive future: l’importanza del 5×1000

Effettuare diagnosi e formulare prognosi più accurate, identificare nuove strategie terapeutiche efficaci, ottimizzare la selezione dei pazienti ai trattamenti realmente efficaci per loro con l’identificazione di biomarcatori in grado di predire le risposte alla cura somministrata prima di iniziarla, sviluppare strumenti che siano in grado di identificare quali pazienti stanno beneficiando del trattamento in corso e quali no (biomarcatori e/o nuovi traccianti per indagini radiologiche con PET più sensibili e più specifiche), utilizzare la radiomica per implementare gli strumenti di supporto decisionale: sono queste le prospettive future che si aprono in Humanitas sul timoma e sul mesotelioma grazie alla ricerca. Ma queste neoplasie sono rare e, come accade per tutte le malattie rare, “i fondi da destinare alla ricerca per il miglioramento della comprensione dei meccanismi all’origine di queste patologie sono sempre molto esigui. Per questo è importante donare il proprio 5×1000 all’Istituto Humanitas: perché, sebbene Humanitas creda molto nella cura dei tumori rari, per progredire nella ricerca su queste neoplasie rare, in merito alle quali lo Stato e le aziende farmaceutiche non investono abbastanza, è importante ottenere fondi“.

 

Foto: Hans Reniers on Unsplash

Immunoterapia “su misura” contro i tumori: la ricerca in Humanitas va avanti

Per sconfiggere il cancro la nuova frontiera della ricerca è lo sviluppo di strategie terapeutiche “su misura” basate sulla risposta del sistema immunitario. Insieme con le armi anti-cancro più “tradizionali” come chirurgia, radioterapia e chemioterapia, l’immunoterapia – che rappresenta la più innovativa arma contro i tumori – ha tutte le carte in regola per sconfiggere le neoplasie. In Humanitas sono molti i progetti di ricerca attivi, ma il percorso è ancora lungo: per questo è necessario sostenere la ricerca con il 5×1000.

 

Ormai è risaputo: lo sviluppo del cancro non dipende solo dalla crescita incontrollata di cellule tumorali, ma anche da un insieme di cambiamenti che coinvolgono il sistema immunitario che, per tanti e diversi meccanismi, non riesce a difendere l’organismo dall’invasione delle cellule neoplastiche. La scoperta di questo processo risale ormai ad alcuni anni fa, ma i progressi nella comprensione di questo complesso sistema sono lenti; tuttavia grazie alla ricerca negli ultimi anni lo sviluppo dell’immunoterapia (strategie terapeutiche che sfruttano il funzionamento del sistema immunitario) ha compiuto molti passi in avanti nel trattamento di alcuni tumori.

 

Nuove strategie terapeutiche

A spiegare la stretta relazione tra sistema immunitario e sviluppo dei tumori è Alberto Mantovani, Direttore Scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas e presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca: “Nello sviluppo del cancro un ruolo di primo piano lo svolge il sistema immunitario. In particolare i macrofagi, che sono una delle tipologie di cellule deputate alle difese dell’organismo, si comportano come poliziotti corrotti favorendo lo sviluppo della neoplasia in due modi: facilitando la crescita tumorale e silenziando i linfociti T, ovvero un altro particolare gruppo di cellule del nostro sistema immunitario che, in condizioni normali, dovrebbe contrastare l’invasione del cancro. E’ per questo che la ricerca in Humanitas mira a mettere a punto nuove strategie terapeutiche da una parte per fermare i ‘poliziotti corrotti’, e dall’altra per riattivare il sistema immunitario. Abbiamo individuato diverse molecole che possono risultare utili per attivare il sistema immunitario in funzione antitumorale, e stiamo studiando le loro validità dal punto di vista terapeutico”.

 

Riattivare il sistema immunitario

Tra gli studi effettuati con l’obiettivo di riattivare il sistema immunitario contro la crescita tumorale “molto recentemente – racconta Mantovani – abbiamo pubblicato sulla rivista Nature uno studio relativo alla scoperta, da noi effettuata, di un freno del sistema immunitario che, se disinnescato, è in grado di riattivare un particolare gruppo di cellule del sistema immunitario, le Natural killer, contro lo sviluppo di neoplasie e metastasi al polmone e al fegato”.

 

Personalizzare le terapie

Non solo nuove terapie: in Humanitas i progetti di ricerca sono orientati, oltre che sull’individuazione di nuove terapie e trattamenti, anche sulla messa a punto di strategie che siano in grado di predire la capacità di un paziente di rispondere o meno a una certa immunoterapia. “Abbiamo individuato alcuni marcatori che potrebbero aiutarci a capire se e come un paziente risponderà all’immunoterapia prima di somministrargliela, nell’ottica di ottimizzare e personalizzare il percorso terapeutico. Non dobbiamo infatti dimenticare che l’instabilità genetica è una delle caratteristiche principali del cancro che lo rende un bersaglio mobile”.

 

Donare il 5×1000

Identificare i freni in grado di contrastare lo sviluppo neoplastico e personalizzare le terapie immunologiche, affinché ciascun paziente possa rispondere in modo adeguato alle terapie somministrate, sviluppando nuove terapie per quei pazienti che non beneficiano di quelle attuali: sono queste le attuali sfide che possono essere vinte anche grazie al contributo di ciascuno, versando il 5×1000 dalla propria dichiarazione dei redditi all’istituto Humanitas.

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