FIRMA PER SOSTENERE LA RICERCA

Colite ulcerosa: le innovazioni nella prognosi

 

Un progetto che, grazie a importanti progressi scientifici nell’attività endoscopica, ha lo scopo di valutare dal punto di vista endoscopico la malattia nei pazienti affetti da colite ulcerosa e di prevedere risultati a lungo termine.

 

Ci presenta il progetto la dottoressa Federica Furfaro, dell’Unità Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali in Humanitas. Le nuove tecnologie possono essere di grande aiuto nell’ambito della Ricerca; la strada verso cure definitive è ancora lunga e c’è bisogno del contributo di tutti: ecco perché è importante sostenere la Ricerca donando il proprio 5×1000.

 

La colite ulcerosa è una patologia infiammatoria cronica dell’intestino crasso che si manifesta soprattutto in soggetti di età inferiore ai trent’anni, ma può interessare individui di tutte le età.

 

L’utilizzo di nuove tecnologie nella prognosi endoscopica, come il Red Density (o RD): uno strumento endoscopico digitale, automatico e oggettivo, che in tempo reale permette di valutare l’attività endoscopica di malattia e di prevedere la risposta a lungo termine alle terapie a cui i pazienti affetti da questa patologia vengono sottoposti.

 

Lo studio PROCEED-UC: una ricerca che coinvolge pazienti da tutto il mondo

 

Lo studio PROCEED-UC sul valore prognostico del Red Density nella colite ulcerosa è uno studio clinico della durata di un anno, mira alla valutazione dell’attività endoscopica di malattia attraverso un nuovo strumento digitale, e prevede l’arruolamento di 243 pazienti affetti da colite ulcerosa in tutto il mondo.

 

Nella pratica endoscopica, il Red Density è integrato all’endoscopio e utilizza l’estrazione digitale automatizzata di pixel da immagini endoscopiche a luce bianca ad alta definizione, con un conseguente calcolo di un punteggio endoscopico che viene visualizzato in tempo reale, come una mappa di colori, durante l’esame.

 

L’esame endoscopico è identico a quello eseguito senza questa tecnologia, e prevede la stessa preparazione e la stessa durata dell’esame. La differenza risiede nella possibilità di poter acquisire maggiori informazioni, come il livello di infiammazione calcolato in maniera oggettiva dall’endoscopio, semplicemente schiacciando un pulsante sullo strumento.

 

Il Red Density è correlato con i punteggi endoscopici già utilizzati normalmente nella pratica clinica e, a differenza degli score endoscopici utilizzati fino a ora e conteggiati dal medico durante l’esame, essendo calcolato da una macchina, non è condizionato dalla mente umana e appare pertanto maggiormente riproducibile.

 

Scopo dello studio PROCEED-UC è dunque quello di validare l’utilizzo di questa tecnica e dello score ad essa correlata nella pratica clinica e di valutare l’utilizzo del Red Density come fattore prognostico endoscopico nei pazienti affetti da colite ulcerosa e sottoposti a terapie specifiche. Con la prospettiva che nel futuro il Red Score possa essere utilizzato come fattore prognostico di risposta alla terapia e che quindi, anche in base all’attività endoscopica oggettivamente calcolata da questa macchina, si possa individuare il farmaco adeguato per ciascun singolo paziente.

L’impiego dell’Intelligenza Artificiale nella ricostruzione del ginocchio

Un progetto che, grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, ha lo scopo di modellare la progettazione e l’impianto delle protesi articolari del ginocchio sulle esigenze del singolo paziente.

 

Ci presenta il progetto il professor Maurilio Marcacci, Responsabile del Centro per la ricostruzione articolare del ginocchio in Humanitas. L’Intelligenza Artificiale e le nuove tecnologie possono essere di grande aiuto nell’ambito della Ricerca; la strada verso cure definitive è ancora lunga e c’è bisogno del contributo di tutti: ecco perché è importante sostenere la Ricerca donando il proprio 5×1000.

 

L’impiego dell’Intelligenza Artificiale nella ricostruzione del ginocchio risponde alle nuove esigenze della chirurgia ortopedica, permettendo di sostituire l’articolazione danneggiata non più con protesi già pronte, ma creando una nuova articolazione sulla base delle necessità del singolo paziente.

 

La protesi articolare, infatti, si inserisce all’interno di un complesso sistema di equilibri legamentosi e di controllo muscolare e neuro-muscolare che devono essere perfettamente calibrati per rispondere alle esigenze del paziente. Con il supporto dell’Intelligenza Artificiale è ora possibile creare un rivestimento articolare personalizzato, che tiene conto degli assi di carico, della dinamica dei gruppi muscolari, del controllo neuromotorio e della tensione dei legamenti.

 

La protesi: dalla stampa 3D all’impianto

 

L’innovazione si sviluppa in due direzioni: quella del disegno di una protesi personalizzata su modello della conformazione originale dell’articolazione del paziente, e quella della tecnica chirurgica d’impianto.

 

Per quanto riguarda il disegno della protesi, da immagini TAC si ricostruisce il modello 3D di tutte le ossa dell’arto inferiore, con particolare attenzione all’articolazione del ginocchio. Su questo modello viene poi disegnata la superficie della protesi di rivestimento che deve essere impiantata nel paziente. Al contempo, vengono anche presi in considerazione tutti quegli aspetti che guideranno l’articolazione nel movimento.

 

Nell’impianto, invece, si segue un sistema di chirurgia assistita dal calcolatore, che permette di posizionare la protesi secondo l’esatta proiezione del disegno iniziale.

 

Non solo A.I.

 

Tutta la Ricerca ortopedica, in Humanitas, sta seguendo un processo di innovazioni tecnologiche ad ampio spettro. Una serie di importanti progressi scientifici, non solo nel campo dell’intelligenza artificiale, ma anche della biomedicina e delle tecnologie mediche, tale da consentire un continuo innalzamento dello standard generale di performance clinica degli interventi di ortopedia.

5×1000: scadenze, modalità e cosa cambia con l’emergenza COVID-19

5×1000: un’iniziativa intelligente che aiuta la Ricerca senza costi per te

Il cinque per mille è una quota dell’imposta IRPEF (l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, da qui l’acronimo IRPEF) che dobbiamo pagare allo Stato Italiano attraverso la dichiarazione dei redditi.

Lo Stato, anziché incassarlo, lo ripartisce a sostegno di enti che svolgono attività socialmente rilevanti (ad esempio non profit e ricerca scientifica).

 

Questa iniziativa è stata introdotta in via sperimentale nel 2006. Da allora per moltissimi enti è una delle fonti maggiori di raccolta fondi. Senza il 5×1000, infatti, i finanziamenti destinati alla ricerca scientifica sarebbero molto più contenuti, non consentendo a istituzioni di eccellenza come Humanitas di sostenere il lavoro di oltre 300 ricercatori e raggiungere importanti risultati.

 

Sei tu a decidere a chi destinare il 5×1000

Infatti è il contribuente a decidere il destinatario del suo 5×1000, scrivendo sulla dichiarazione dei redditi l’ambito di appartenenza dell’ente scelto (per Humanitas, ad esempio, nel riquadro Finanziamento della ricerca sanitaria), il codice fiscale, quello di Humanitas è 10125410158, e apponendo la firma.

 

Mai come quest’anno la ricerca ha dimostrato di avere bisogno di ingenti risorse economiche per trovare nuove soluzioni di cura contro le malattie, compresa l’infezione derivata dal Coronavirus, e salvare la vita a tantissime persone. Indicare il codice fiscale di Humanitas e apporre la tua firma è un gesto davvero importante, ricordatelo.

 

Tre semplici passi, per aiutare la Ricerca Humanitas

• Devi indicare il riquadro giusto: Finanziamento alla ricerca sanitaria. Così hai la certezza di destinare la tua quota alla Ricerca.
• Devi scrivere o far scrivere a chi compila la dichiarazione al tuo posto il codice fiscale corretto, quello di Humanitas è 10125410158: se non indichi alcun codice fiscale la tua quota di 5×1000 sarà distribuita tra tutti i beneficiari di quell’ambito, ma non all’ente che vuoi tu.
• Devi apporre la tua firma.

 

Non devi produrre la dichiarazione dei redditi?

Puoi destinare lo stesso il tuo 5×1000 alla Ricerca.

Forse non lo sapevi, ma anche chi non fa la dichiarazione dei redditi può destinare questa quota a un ente e sostenere la ricerca. Basta utilizzare la scheda allegata allo schema di Certificazione Unica 2020 (CU) o al Modello REDDITI Persone Fisiche 2020. Tutto qui.

 

Compili solo il CUD?

Puoi dare il tuo 5×1000 a Humanitas

Basta compilare la parte con l’indicazione “Scelta per la destinazione del 5 per mille dell’IRPEF”, con il codice fiscale di Humanitas, firmando il riquadro corretto e consegnarla in busta chiusa gratuitamente negli uffici postali, gli sportelli bancari o gli uffici convenzionati.

 

2020: l’emergenza Covid ha cambiato i tempi delle dichiarazioni ma non le regole del 5×1000

 

– Modello 730 precompilato e/o ordinario

La scadenza è il 30 settembre 2020 (Decreto Legge 2 Marzo 2020 n°9)

– Il Modello Redditi (ex Unico) Persone Fisichevia telematica

La scadenza è il 30 novembre 2020 se l’invio è telematica da parte del contribuente o è trasmesso da un intermediario abilitato alla trasmissione dei dati.

– Il Modello Redditi (ex Unico) Persone Fisiche cartaceo

Deve essere presentato negli uffici postali tra il 2 maggio e il 30 giugno 2020

La Certificazione Unica dei compensi degli autonomi non interessati dal Modello 730 precompilato via telematica

La scadenza è fissata al 31 ottobre 2020 (slitta al 2 novembre, cadendo il 31 ottobre di sabato)

 

Quest’anno la dichiarazione si fa anche a distanza

 

Puoi inviare la documentazione in via telematica e, con la firma grafometrica, firmare elettronicamente la tua dichiarazione dei redditi.

 

Verifica queste possibilità con il tuo commercialista.

 

Usa bene il tuo 5×1000, destinalo alla Ricerca Humanitas.

 

Cardiopatia e scompenso cardiaco: le parole d’ordine sono prevenzione e diagnosi precoce

A parlare dei diversi progetti di studio attivi in Humanitas su cardiopatia ischemica e scompenso cardiaco è il professor Giulio Stefanini, responsabile della ricerca clinica del Cardio Center. Il percorso per l’ottimizzazione dei trattamenti in ambito cardiovascolare è ancora lungo e c’è bisogno del contributo di tutti: ecco perché è possibile sostenere la ricerca donando il proprio 5×1000

 

Utilizzare tecniche avanzate di imaging per studiare la cardiopatia ischemica e tenerne sotto controllo l’evoluzione. Mettere a punto una biobanca, ovvero una raccolta di campioni di sangue dei pazienti, per scovare nuovi biomarcatori in grado di individuare soggetti ad altro rischio di sviluppo di scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica e patologie che interessano le valvole cardiache. Valutare il risultato clinico di nuovi stent coronarici, anche completamente riassorbibili. Sviluppare tecniche per individualizzare la scelta delle valvole cardiache. E, non da ultimo, sperimentare combinazioni di farmaci per offrire ai pazienti i migliori benefici cercando di ridurre al minimo gli effetti collaterali: sono diversi i progetti di ricerca portati avanti dal Cardio Center di Humanitas.

 

A parlarne è il professor Giulio Stefanini, responsabile della ricerca clinica del Cardio Center, che oltre a essere esperto nel trattamento della cardiopatia ischemica si interessa anche di nuove tecnologie applicate alla diagnostica delle malattie coronariche e di studi farmacologici nell’ambito della malattia coronarica: “La ricerca nel nostro settore è fondamentale – spiega – per individuare nuovi strumenti che ci permettano di riconoscere le persone ad alto rischio di malattia“.

 

Biobanca e biomarcatori

Una buona parte della ricerca cardiologica in Humanitas riguarda la prevenzione e la diagnosi precoce. “Stiamo lavorando a nuovi strumenti che ci permettano di prevenire eventi cardiovascolari come infarto, ictus e morte improvvisa – spiega lo studioso -. Per lo studio dello scompenso cardiaco, della cardiopatia ischemica e delle patologie delle valvole cardiache stiamo mettendo a punto una biobanca, ovvero una raccolta sistematica di campioni di sangue di pazienti con queste malattie da analizzare e studiare: l’obiettivo è individuare nuovi biomarcatori che predicano lo sviluppo di queste condizioni mediche, così da consentirci di mettere a punto dei test di screening o di effettuare diagnosi molto precoci”.

 

Studi di imaging

Alla ricerca dei biomarcatori predittivi di malattia cardiovascolare si affiancano altri progetti di ricerca per tenere sotto controllo i pazienti ad alto rischio di malattia: “Per la cardiopatia ischemica, ad esempio, abbiamo un progetto in cui effettuiamo una PET/TAC in fase acuta e un’altra a distanza di un anno per valutare la severità della patologia e studiarne l’evoluzione. Questo sistema ci permette di  mettere in evidenza le situazioni più a rischio, così da tenerle sotto stretto controllo”, spiega il professor Stefanini.

 

Sperimentazioni sui farmaci

Diversi poi i progetti di ricerca che si focalizzano sul trattamento farmacologico: “In particolare sui pazienti sottoposti ad angioplastica stiamo testando diverse combinazioni di farmaci antiaggreganti che possano offrire la migliore protezione anti-ischemica e allo stesso tempo prevenire le emorragie, che sono un effetto collaterale molto comune, nonché pericoloso, di queste terapie. Per ottimizzare i risultati stiamo cercando, oltre al migliore abbinamento di farmaci, anche la durata ideale delle terapie stesse”.

 

La valvola del futuro sarà su misura

Forse in futuro grazie ai ricercatori di Humanitas la scelta delle valvole percutanee per il trattamento della stenosi aortica potrà essere individualizzato sulle caratteristiche del singolo paziente. “In collaborazione con i colleghi del Politecnico di Milano stiamo sviluppando un modello che ci permetterà di scegliere la valvola ideale per il trattamento della stenosi aortica sulla base delle caratteristiche del singolo paziente in modo da eliminare il rischio di complicanze. L’obiettivo è ottimizzare l’impianto della valvola mediante un modello matematico che tiene conto delle informazioni anatomiche e di flusso del paziente ricavate dalla TAC, dall’ecodoppler e dei valori pressori indicati dal cateterismo cardiaco. Attualmente siamo in attesa di capire se il sistema che abbiamo sviluppato effettivamente funziona”, spiega il professor Stefanini.

 

Stent riassorbibili

Infine per quanto riguarda la patologia coronarica in Humanitas è in corso la valutazione di nuovi stent coronarici per il trattamento patologia coronarica completamente riassorbibili: “Siamo ancora molto cauti in questo senso, perché tutti gli stent riassorbibili fino a oggi utilizzati non sono risultati all’altezza degli stent metallici attualmente in uso, ma la ricerca sta andando avanti”.

 

Biopsia liquida e terapie innovative: la ricerca sui linfomi è in continua evoluzione

Fornire a ciascun paziente la terapia più adatta in relazione al profilo molecolare, all’aggressività e all’estensione della malattia: è questo l’obiettivo che si prefiggono i ricercatori che in Humanitas lavorano ogni giorno per sconfiggere i linfomi. Negli ultimi anni la battaglia contro queste neoplasie ha un nuovo alleato: è la liquid biopsy (biopsia liquida), un semplice esame del sangue che promette di cambiare per sempre l’approccio ai trattamenti contro le malattie linfoproliferative. Messo a punto dal gruppo di ricerca guidato dal prof. Carmelo Carlo-Stella, capo sezione dell’Unità di Ematologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), in collaborazione con il gruppo del dr. Davide Rossi dello IOSI di Bellinzona (Cantoni Ticino, Svizzera), il nuovo test di biopsia liquida permette di ottenere la carta d’identità del linfoma, identificando la classe di rischio di ciascun paziente e individuando i principali meccanismi di resistenza alla chemioterapia, per poterli “aggirare” e mettere a punto trattamenti mirati e il più possibile efficaci, rappresentando una speranza anche nei casi più complessi (come i linfomi refrattari, ovvero quelli che non rispondono alle chemioterapie).

 

La liquid biopsy

Il tutto si basa su un normale prelievo di sangue. Il sangue del paziente viene quindi inviato in laboratorio: è qui che dal plasma viene estratto il DNA del linfoma. “Studiare il Dna tumorale estratto dal plasma – spiega Il Prof. Carlo-Stella – permette di ottenere una fotografia del singolo linfoma, consentendoci di individuare la classe di rischio del paziente, di ‘misurare’ la quantità di malattia durante la terapia  e di anche di ottenere informazioni importanti dal punto di vista dei trattamenti. La presenza nel DNA tumorale di specifiche mutazioni genetiche, ad esempio, apre la strada all’impiego di farmaci a bersaglio molecolare che in specifici pazienti possono migliorare sensibilmente l’andamento della malattia, aprendo la strada anche alla guarigione completa”. Grazie allo studio del DNA tumorale, quindi, è possibile modellare terapie sempre più personalizzate sui singoli pazienti, consentendo di ottenere i risultati migliori con trattamenti meno aggressivi.

 

Le terapie sperimentali

In Humanitas un ruolo di primo piano nello studio dei linfomi è giocato dalla ricerca traslazionale. L’uso di una strategia basata sulla liquid biopsy è un esempio tipico di ricerca traslazionale, cioè di una ricerca che ha come obiettivo la trasformazione dei risultati ottenuti in laboratorio in applicazioni cliniche innovative al fine di migliorare i metodi di prevenzione, diagnosi e terapia delle patologie. “Grazie alla ricerca traslazionale applicata alla cura dei linfomi, in Humanitas abbiamo un valore aggiunto: la possibilità, qualora le terapie usuali non funzionino, di sottoporre i pazienti a trattamenti innovativi ancora in fase di sviluppo. E abbiamo dei risultati sorprendenti: negli ultimi anni l’uso di nuove terapie, soprattutto di alcune forme di immunoterapia, ha consentito di ottenere la scomparsa completa della malattia e anche la guarigione in pazienti con linfoma di Hodgkin o linfomi non-Hodgkin che non rispondevano alle terapie convenzionali. Estendere queste terapie a tutti i pazienti che ne hanno bisogno utilizzando il farmaco appropriato nel singolo soggetto è l’obiettivo di questo tipo di ricerca traslazionale: motivo per il quale questa tipologia di ricerca va sostenuta”.

 

L’immunoterapia

Per quanto riguarda i pazienti più a rischio, ovvero quelli che non rispondono alle terapie convenzionali (i cosiddetti pazienti “refrattari”), in Humanitas ci sono numerosi studi clinici di fase 1 e 2 volti a trovare nuove soluzioni. “In particolare – continua il professor Carlo-Stella – abbiamo utilizzato e stiamo continuando a sviluppare diversi tipi di farmaci immunoterapici: (1) anticorpi che inibiscono i checkpoint immunologici, ovvero che tolgono il freno al sistema immunitario e lo ri-orientano alla distruzione delle cellule tumorali ; (2) anticorpi coniugati a farmaci citotossici, ovvero in grado di rilasciare il farmaco una volta individuato il linfonodo malato; (3) anticorpi bispecifici, ovvero che combinano due anticorpi in una singola molecola e sono capaci non solo di riconoscere cellule del linfoma, ma anche di legarsi ai linfociti T e portarli dentro al linfonodo malato per eliminare le cellule malate. Tra pochi mesi inizieremo studi clinici con le cellule CAR-T, ovvero linfociti del paziente che vengono prelevati e modificati geneticamente affinché siano in grado di riconoscere e aggredire il tumore, e poi vengono re-infusi nel paziente con l’obiettivo di debellare il tumore stesso. Siamo uno dei tre Centri italiani che sono stati autorizzati all’uso delle cellule CAR-T nei linfomi aggressivi”.

 

Il 5×1000 a Humanitas

Permettere di diventare “lungo-sopravviventi” o di guarire a pazienti che, altrimenti, avrebbero avuto una prognosi infausta e, quando possibile, ritagliare cure su misura per ogni paziente: è già realtà, ed è quello sta accadendo in Humanitas. Ma si può fare di più, e i ricercatori lo sanno: in futuro, continuando a investire nella ricerca, sarà possibile affinare l’identificazione della classe di rischio di ogni singolo paziente, ritagliare la terapia migliore per ciascun soggetto in base al suo profilo genomico evitando cure aggressive quando non necessarie, oltre che predire l’effetto delle terapie in base allo studio del DNA tumorale. “Per tutte queste motivazioni – conclude il prof. Carlo-Stella – è importante dare il 5×1000 a Humanitas. Perché è un centro di eccellenza dotato di tecnologie all’avanguardia nel quale tanti professionisti – medici, ricercatori, infermieri, radiologi, medici nucleari, radioterapisti –  lavorano insieme facendo con grande impegno ricerca clinica e traslazionale per la cura dei pazienti”.

QUALE PROGETTO VUOI CHE HUMANITAS SOSTENGA GRAZIE AL TUO 5x1000?

Quale progetto vuoi che Humanitas sostenga grazie al 5x1000?

QUALE PROGETTO VUOI CHE HUMANITAS
SOSTENGA GRAZIE AL TUO 5x1000?