Con questo progetto i ricercatori di Humanitas si propongono di comprendere meglio attraverso  le nuove tecnologie e l’Intelligenza Artificiale le patologie oncologiche nei pazienti AYA (Adolescent and Young Adult), ovvero compresi nella fascia d’età tra i 16 e 39 anni, che rappresentano un mondo a parte rispetto all’oncologia dell’adulto e del mondo pediatrico per quanto riguarda aspetti puramente medici come anche psico-sociali. Per molte ragioni in questo sottogruppo di pazienti non si è assistito al miglioramento della prognosi di numerose patologie, com’è invece accaduto per molte neoplasia pediatriche e dell’adulto

Ne parliamo con la dott.ssa Alexia Francesca Bertuzzi del Dipartimento di Oncologia Medica a nome dei tanti colleghi coinvolti nel progetto. Sono migliaia i ragazzi e giovani colpiti ogni anno da tumore. Capire come sono e come si comportano le patologie oncologiche a quell’età potrà portare in futuro a migliorare la prognosi e contribuire a salvare tante vite, ma la Ricerca ha bisogno del contributo di tutti. Destina il tuo 5×1000 a Humanitas, non costa nulla e può fare molto.

 

Cos’è il programma AYA e quali sono gli obiettivi del progetto di Ricerca clinica?

Il programma AYA è una delle prime esperienze in Italia per i pazienti dai 16 ai 39 anni: nato nel 2018, li accompagna da un punto di vista clinico ma anche psico-sociale nella vita di tutti i giorni, ospedaliera, familiare e lavorativa. Nell’ambito di AYA è stato attivato un nuovo progetto di Ricerca clinica, finanziato attraverso i fondi del 5×1000 e sviluppato anche grazie all’attenzione rivolta ai programma di Intelligenza Artificiale nel nostro Istituto.

Come team multidisciplinare AYA abbiamo individuato in questo strumento l’opportunità di poter comprendere meglio la patologia oncologica in questo gruppo di pazienti, individuare e caratterizzare a fondo alcuni aspetti ricorrenti nella patologia analizzandone il ruolo prognostico. 

La prognosi nel mondo oncologico pediatrico e adulto  è certamente migliorata sensibilmente negli ultimi 20 anni, molto meno nel mondo AYA, soprattutto in alcune patologie, sottolineando ulteriormente il  gap clinico e psicosociale che accompagna questo sottogruppo di pazienti che definirei unico a tutti gli effetti. 

Come medici, infermieri, statistici e scienziati  abbiamo provato a valutarne le ragioni solitamente riportate e abbiamo pensato di poter capire di più proprio grazie all’AI.  Spesso si parla di un ritardo diagnostico, dovuto in parte al paziente, che posticipa le visite anche quando intuisce che possa esserci un problema perché ha difficoltà ad ammettere di essere malato o addirittura rifiuta questa eventualità. è dovuto in parte anche al sistema socio-sanitario, non abituato a pensare ad una patologia oncologica in questa fascia d’età e  contribuendo in questo ulteriormente al ritardo diagnostico. 

Le caratteristiche cliniche dei tumori nella fascia d’età 16-39 anni sono diverse dagli altri

La malattia stessa è un tema aperto per noi specialisti: i tumori nella fascia AYA sono patologie rare per definizione e anche le patologie più frequenti in questo sottogruppo diventano uniche. Ad esempio il tumore del colon o il tumore della mammella a 25 anni ha caratteristiche biologiche, di presentazione clinica e di risposta ai trattamenti e quindi prognostiche completamente differenti da quelle osservate comunemente. In un paziente giovane bisogna considerare lo stato ormonale,  le abitudini di vita, le condizioni fisiche diverse a 20 anni rispetto a 50, 60 anni, per cui probabilmente il metabolismo dei farmaci è diverso e quindi le risposte alle terapie. 

E poi ci sono le terapie: questi ragazzi raramente vengono inseriti nei trial clinici perché il numero di casi è circoscritto, parliamo di malattie rare, un tumore raro che ha già una prognosi nettamente inferiore rispetto a una malattia comune.

Il nostro progetto di Ricerca usa l’Intelligenza Artificiale per cercare di capire ancora di più le ragioni del gap che forse vanno oltre quello che noi abbiamo fino ad ora individuato, cerchiamo di comprendere in cosa differiscono i pazienti oncologici di quell’età, individuare dei fattori di rischio, gli elementi ricorrenti e, soprattutto, per conoscere meglio queste malattie che probabilmente sono molto diverse quando colpiscono giovani e giovanissimi.

 

Il metodo e gli strumenti del progetto

Inseriremo tutti i dati demografici e clinici dei pazienti, età, abitudini di vita, indice di massa grassa e massa magra, stato ormonale, gravidanze, comorbidità, familiarità, etc. Più tutti i dati di anatomia patologica relativi al tumore stesso, non solo quelli che sappiamo essere rilevanti, gli esami di laboratorio, l’imaging, i trattamenti, e molto altro ancora: il vantaggio della Intelligenza Artificiale (AI) è proprio questo, la alimentiamo con tutte le informazioni possibili, e il computer lavora senza pregiudizi né preconcetti né bias, né aspettative

I risultati li elaboriamo noi, sperando di capire di più e di identificare alcuni fattori prognostici: è una sfida anche per noi, che siamo abituati a studiare la patologia oncologica negli adulti. Non sappiamo quali indicazioni arriveranno dall’AI ma speriamo di comprendere di più riguardo a questo sottogruppo. 

L’Intelligenza Artificiale può elaborare miliardi di informazioni, ma la cosa più interessante è che ci offre più connessioni, più possibilità di interpretazione, che poi andranno ovviamente approfondite, lasciando un campo più aperto a noi ricercatori.

 

Quali pazienti coinvolge il progetto?

La ricerca è retrospettiva: da quando è stato aperto il Centro AYA riceviamo più di 400 pazienti l’anno, ma la coorte è più ampia, indagheremo i pazienti di Humanitas in target negli anni 2010-2018 colpiti da alcune tipologie di tumore, mammella, tiroide, sarcoma, colon-retto.

Ci siamo focalizzati su queste patologie che sono tra le più frequenti nel mondo AYA e in Humanitas, dove abbiamo a disposizione tutte le informazioni richieste per essere inserite e elaborate nel programma di AI.