Ogni paziente ha una sua storia, una storia che spesso si intreccia con quella di altre pazienti come nel caso di Luisa. Ed è anche per amore della storia e della vita di ciascuno che i nostri medici e i nostri ricercatori si spendono ogni giorno per portare avanti i propri studi, al fine di individuare, sviluppare e rendere disponibili cure sempre più efficaci e personalizzate per ogni paziente. Come quello della dott.ssa Rita De Sanctis che sfrutta l’analisi avanzata di immagini diagnostiche PET/TAC e gli esami del sangue alla ricerca di particolari marcatori di cellule tumorali per migliorare la diagnosi del tumore alla mammella. 

Dodici donne ritratte con una sciarpa rosa e un sorriso. Un sorriso non forzato o a favor di obiettivo, ma un sorriso vero di chi sa quanto sono preziose anche le cose più piccole, più quotidiane, spesso date per scontate.

Inizia da qui la storia di Luisa Morniroli, anche se questo – più che l’inizio – è il frutto di una parte della sua storia di donna che un giorno, come molte altre, ha dovuto fare i conti con una diagnosi di tumore al seno. Luisa è una fotografa appassionata di ritratti e abita in Valsesia, in Piemonte. Dopo la diagnosi si trova ad affrontare all’improvviso un lungo percorso di cura: chirurgia, chemioterapia, radioterapia e cure ormonali. “Proprio io – dice Luisa ridendo – che avevo paura perfino a fare un esame del sangue! Mi sono trovata ad affrontare una malattia che non avrei immaginato e l’ho fatto con un’energia che non sapevo nemmeno di avere. La malattia ti fa scoprire lati di te inesplorati e nonostante il dolore, la stanchezza, la fatica e le paure non ho mai smesso di sorridere”.

Serena e sorridente: così si è sentita più volte descrivere Luisa da chi l’ha incontrata in quel periodo della sua vita. “Dovresti parlare con le altre donne ammalate, perché trasmetti speranza e positività”, un complimento che Luisa si è sentita rivolgere in diverse occasioni.

“È iniziata così la mia avventura in Humanitas, come una paziente seguita dal dottor Alberto Testori e in Humanitas mi sono sentita amata e coccolata per tutto il tempo della cura e dei controlli successivi. Ma nella mia testa qualcosa iniziava già a girare, sentivo di voler fare qualcosa per le altre donne, anche se non avevo ancora un’idea chiara in mente”, racconta Luisa.

E poi, pian piano, la passione per la fotografia rende concreti i pensieri e li trasforma in un progetto: “Mi sono resa conto che quando affronti una malattia hai bisogno di confrontarti con altre donne che vivono o hanno vissuto la tua stessa situazione; il feeling che nasce per una comune condizione spesso diventa amicizia, rete, sostegno; ci si confronta non solo sulle grandi questioni, ma anche sugli aspetti più quotidiani della propria vita e dei cambiamenti che la malattia porta con sé, penso alla perdita dei capelli, alla scelta o meno della parrucca, alla caduta di ciglia e sopracciglia. Ci si sente meno sole e più forti. Si ha voglia di condividere con altre donne la propria storia e ascoltare la loro e spesso questo sodalizio aiuta a guardare avanti con positività, coraggio e perché no, con il sorriso. Ho sempre amato i ritratti in fotografia e così è nata l’idea di fotografare le donne che come me avevano affrontato la malattia e che l’avevano fatto con il sorriso, nonostante tutto. Volevo che fossero un messaggio di speranza per altre donne e che guardandole facessero nascere un sorriso”.

Il sorriso di chi non è arrabbiato con il mondo, anche se ne ha tutte le ragioni. Il sorriso di chi si dice che ce la farà e lo dice anche agli altri. Nasce così la collaborazione con Humanitas e Sorrisi in rosa diventa un progetto e una mostra. “Tante donne – continua Luisa – mi hanno contattata e continuano a farlo. Donne che vogliono essere fotografate per donare il proprio sorriso, donne che ci ringraziano per la speranza che abbiamo loro regalato, donne che conoscevo e che magari con gli anni ho perso di vista e che mi raccontano di essersi ammalate anche loro”.

“Affrontare il tumore non è stato facile e quel percorso, così come tutto quello che ne è nato, mi ha molto cambiata. Oggi sono più tranquilla, più riflessiva, mi arrabbio meno per le sciocchezze e sono capace di apprezzare maggiormente le piccole cose come il vento tra i capelli o i colori del mio Monte Rosa. Ho imparato ad amarmi di più, a rispettarmi di più e a prendermi il mio tempo”, ha concluso Luisa.