Studio delle sinapsi e dei processi infiammatori del cervello come responsabili delle patologie neurodegenerative e del neurosviluppo, allo scopo di comprendere perché ci si ammala e individuare nuove strategie di cura e progetti in stretta collaborazione tra laboratori e clinica: in Humanitas la ricerca nel settore neurologico non si ferma, e per sostenerla è possibile donare il proprio 5×1000 della dichiarazione dei redditi 

 

Studiare come funziona il cervello, straordinario organo di cui oggi si conosce solo una piccola parte, e di come i neuroni, gli astrociti e la microglia, ovvero le cellule del cervello, comunicano tra loro. E’ di questo che si occupa il gruppo della professoressa Michela Matteoli che dirige il Neuro Center dell’istituto clinico Humanitas. “Il mio team di ricerca si occupa di studiare le sinapsi, ovvero le strutture che mettono in comunicazione i neuroni tra loro”, spiega Matteoli. “Negli ultimi anni è emerso molto chiaramente che diverse malattie psichiatriche e del neurosviluppo, come l’autismo e la schizofrenia, ma anche patologie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer sono di fatto una ‘sinaptopatia’, ovvero originano da un malfunzionamento delle sinapsi. E’ dalle sinapsi, cioè, che arriva il danno”.

 

Le sinaptopatie

Le sinaptopatie sono un ambito di recente scoperta all’interno della neurologia, cui il team della professoressa Matteoli ha contribuito in modo sostanziale. “Il mio team è ormai da tempo alle prese con lo studio delle componenti molecolari che operano alla  sinapsi per capire quali sono i difetti che possono dar origine a queste patologie. Per questo motivo studiamo i geni sinaptici coinvolti e l’impatto delle loro mutazioni”. Qualcosa negli ultimi anni  sta cambiando: “Per quanto, infatti, sia ormai noto che le patologie del cervello possono avere un’importante componente genetica, questa non è però sufficiente a spiegare tutti i casi. Per questo stiamo studiando come l’ambiente, e in particolare l’infiammazione, sia in grado di influire sul funzionamento delle sinapsi. In altre parole cerchiamo di capire come l’infiammazione, che è presente in molte malattie neurologiche e neurodegenerative e che coinvolge le cellule non neuronali (astrociti e microglia), possa contribuire a originare la malattia, causando un ‘errore’ nella funzione della sinapsi. Stiamo quindi valutando se possiamo migliorare l’andamento di alcune malattie del cervello utilizzando farmaci che colpiscono componenti del sistema immunitario e spengono l’infiammazione, aprendo importanti possibilità per la clinica”.

 

Ricerca e clinica insieme

Ricerca e clinica insieme, vale a dire dal laboratorio al letto del paziente. “In diversi settori della ricerca abbiamo creato all’interno del Neuro Center delle sinergie per far sì che sia possibile mettere a servizio dei pazienti le scoperte più innovative per contribuire al miglioramento delle loro condizioni di salute e della loro qualità di vita”, spiega Matteoli. “La strada è ancora lunga ed è importante ricordare che serve sempre molto lavoro per trasferire alla clinica i risultati della ricerca, ma ci sono almeno tre ambiti in cui pensiamo di essere sulla strada giusta”.

 

Nuove sperimentazioni sulla SLA

La Comunità Europea ha recentemente finanziato attraverso il percorso Horizon 2020 uno studio di Humanitas riguardante l’uso di un nuovo farmaco (TUDCA) per il trattamento della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). “Il professor Albanese con il suo team si sta occupando della parte clinica, mentre il mio gruppo si sta occupando della ricerca in laboratorio, studiando alcuni biomarcatori che consentano di comprendere la possibile efficacia del farmaco”. Il Neuro Center si occupa poi in modo particolarmente attivo della malattia di Parkinson, per la quale si cerca di approfondire la conoscenza dei processi degenerativi del cervello che la causano e sviluppare nuove terapie per una medicina personalizzata, e della malattia di Alzheimer, per la quale si cerca di definire il ruolo dei processi infiammatori. “La possibilità di condurre queste ricerche è fondamentale”, spiega Matteoli. “E’ importante infatti tenere presente che i farmaci per le malattie neurodegenerative che abbiamo oggi a disposizione trattano solo i sintomi e non le cause della malattia. Solo la ricerca può aiutare a fare un vero passo avanti per la cura di queste malattie”.

 

L’ictus: verso un trattamento personalizzato

Per quanto riguarda l’ictus e le complicazioni che possono derivare da questo evento, in Humanitas si punta a una personalizzazione della cura, che possa cioè essere elaborata su misura per il singolo paziente, allo scopo di consentire il miglior recupero possibile. Quattro anelli di una catena che funzionano in sinergia: “Abbiamo una Stroke Unit che interviene sull’evento cardiovascolare nella sua emergenza e una neuroradiologia che attraverso metodiche di imaging avanzato segue l’evoluzione della situazione. Abbiamo poi creato una filiera che coinvolge il laboratorio, attraverso la ricerca di biomarcatori infiammatori in circolo che possano aiutare a orientare e predire l’efficacia della procedura riabilitativa. Lo scopo è quello di ottimizzare il trattamento sul singolo paziente”.

 

Neurochirurgia e tumori cerebrali

La neurochirurgia in Humanitas è una delle punte di diamante dell’Istituto. “Un progetto molto importante svolto in collaborazione tra il Neuro Center e il Cancer Center riguarda lo studio del glioblastoma, un tumore del cervello molto aggressivo per cui ancora non esiste terapia, che colpisce frequentemente anche soggetti giovani e che dà una bassissima aspettativa di vita. Lavoriamo sulle biopsie dei pazienti affetti da glioblastoma per ottenere in laboratorio linee di cellule staminali tumorali, che permettono di investigare il comportamento delle cellule tumorali e la loro risposta alla terapia consentendo  lo studio di nuove strategie terapeutiche. Questo è possibile grazie anche ai finanziamenti da parte di AIRC e di Fondazione Veronesi”.

 

Rete neurologica nazionale

Il Neuro Center di Humanitas, nato nel dicembre del 2016, è già inserito nella Rete di Neuroscienze e Riabilitazione del ministero della Salute. “L’inserimento del Neuro Center in questa Rete nazionale favorisce l’ottimizzazione delle cure e promuove la ricerca scientifica e tecnologica traslazionale”, precisa l’esperta.

 

Donazione 5×1000

Perché donare il 5×1000 attraverso la propria dichiarazione dei redditi all’area “Parkinson e malattie neurologiche” di Humanitas? “Perché molto abbiamo fatto finora nel campo della ricerca, ma molto ancora c’è da fare soprattutto nel settore delle malattie neurodegenerative. E avere più fondi per la ricerca è molto importante per consentire ai nostri pazienti le migliori cure”.

 

 

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