Un nuovo progetto del Neuro Center di Humanitas finanziato con il 5×1000 mira a personalizzare il percorso terapeutico e riabilitativo post-ictus. A parlarne è la dottoressa Maria Luisa Malosio

 

Identificare criteri oggettivi di previsione delle conseguenze di un ictus e fornire indicazioni per definire il migliore percorso riabilitativo per ottenere il massimo recupero funzionale dei pazienti. E’ questa, in sintesi, la descrizione del progetto di ricerca “Sviluppo di indici prognostici di imaging neuroradiologico avanzato e bio-umorali in pazienti con ictus ischemico o emorragico in fase subacuta”, guidato dal dottor Marco Grimaldi dell’Unità di Neuroradiologia del Neuro Center di Humanitas e dalla dottoressa Maria Luisa Malosio dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, afferente al Laboratorio Farmacologia e Patologia del Sistema nervoso del Neuro Center di Humanitas.

L’obiettivo? Migliorare i risultati della terapia e della riabilitazione cui i pazienti vengono sottoposti dopo un ictus, personalizzando il percorso terapeutico e riabilitativo per ogni singolo soggetto grazie a informazioni sempre più precise ottenute da tecniche di imaging avanzato (risonanza magnetica) e dallo studio di nuovi marcatori presenti nel sangue (marcatori bio-umorali).

 

Percorso terapeutico e riabilitativo personalizzato

Il progetto, che è stato finanziato grazie al 5×1000 devoluto all’Istituto Clinico Humanitas, coinvolge le unità operative cliniche afferenti al NeuroCenter – Neuroradiologia, Stroke Unit e Neuroriabilitazione – e il Laboratorio di ricerca di Farmacologia e Patologia Generale e gli Istituti di Neuroscienze e di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche. A parlarne è la dottoressa Malosio: “La Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) è un approccio di imaging clinico che può essere utilizzato non solo a scopo diagnostico, ma anche nella determinazione della prognosi e della capacità di recupero nei pazienti con deficit motori e cognitivi che si  instaura in seguito a stroke (ictus) ischemico/emorragico. Quanto ai marcatori bio-umorali circolanti nel sangue in seguito all’ictus, stiamo cercando di capire se riusciamo a trovare una sorta di ‘firma’ dell’ictus che possa essere predittiva di una certa evoluzione della condizione post-ictus, ovvero corrispondere a una prognosi migliore o peggiore. Alla luce di queste informazioni l’analisi di molteplici fattori permetterà in prospettiva di definire un programma d’intervento sempre più mirato per ciascun paziente, per migliorarne la qualità di vita post-ictus”.

 

L’ictus

L’ictus è una grave condizione neurodegenerativa la cui incidenza è altissima in Italia e nel mondo. In Italia colpisce ogni anno più di 200.000 persone, e un paziente su 5 presenta ricadute successive e disabilità permanenti. Sempre con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita delle persone colpite, “attraverso lo studio dei meccanismi molecolari che agiscono a livello delle singole cellule cerebrali la ricerca ambisce inoltre a identificare nuove terapie anche di tipo farmacologico per prevenire la degenerazione cellulare delle zone limitrofe a quelle colpite direttamente dall’ictus”, precisa la dottoressa Malosio.