Sperimentazione di farmaci innovativi e terapie su misura, realizzazione di nuovi dispositivi e biomateriali mirati all’ottimizzazione delle cure: sono tante le sfide nel settore cardiovascolare che ogni giorno i medici e i ricercatori dell’Istituto clinico Humanitas si trovano davanti. Versando il 5×1000 tutti possono dare il loro contributo affinché l’Istituto abbia sempre maggiori risorse da investire nella ricerca

Studiare le malattie cardiovascolari per conoscerle sempre di più, dai meccanismi di base delle patologie passando per diagnosi sempre più precoci e tempestive, fino ad arrivare alla messa a punto di approcci terapeutici sempre più “su misura” e alla realizzazione di tecnologie, dispositivi e biomateriali nuovi mirati all’ottimizzazione delle cure: sono tante le sfide che ogni giorno i medici e i ricercatori di Humanitas si trovano davanti. L’obiettivo da raggiungere? Migliorare la diagnosi e la cura delle patologie legate al sistema cardiovascolare, e permettere una vita sempre più lunga e di maggiore qualità ai loro pazienti. Come? Mettendo in sinergia tre tipologie differenti di ricerca: quella traslazionale (o preclinica), quella clinica, che si svolge nelle corsie e quella tecnologica mirata alla realizzazione di nuovi dispositivi per il miglioramento delle cure cardiovascolari.

 

La ricerca traslazionale

Nell’area cardiovascolare di Humanitas si può dire davvero che la ricerca vada dal laboratorio al letto del paziente e viceversa, al fine di conoscere al meglio e applicare terapie innovative. Tutto parte dai pazienti: “Abbiamo un gruppo di medici e ricercatori che fa ricerca traslazionale, ovvero che si occupa, partendo dal letto del paziente, dello studio dei meccanismi della malattia a livello preclinico. L’obiettivo principale di questo tipo di ricerca è quello di creare modelli di malattia per carpirne gli aspetti poco conosciuti al fine poi di sperimentare molecole in grado di colpire le diverse patologie”, spiega il professor Gianluigi Condorelli, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Humanitas di Rozzano (Milano) e professore ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare in Hunimed (Humanitas University).

 

La ricerca clinica

C’è poi la ricerca clinica, che viene effettuata soprattutto dai medici che lavorano ogni giorno in ospedale a contatto con i pazienti, che creano database clinici e biobanche dai pazienti con patologie cardiovascolari, conducendo studi di terapie mediche o cardiologiche invasive innovative. “I medici, assieme al personale infermieristico e ai data manager, svolgono un lavoro importantissimo ai fini della ricerca in ambito cardiovascolare – spiega il prof Condorelli -. Recentemente abbiamo installato una biobanca digitalizzata dedicata alle malattie cardiovascolari che ci consentirà di collezionare campioni di plasma fondamentali per la ricerca. I biomarcatori circolanti nel sangue fungono da ‘ponte’ tra il letto del paziente e la cura della malattia, e sono di supporto sia per la diagnosi che per la prognosi: permettono infatti di valutare la risposta a specifiche terapie, aiutando a determinare la gravità delle patologie”. Nell’ambito della ricerca clinica, inoltre, “abbiamo attivato diversi progetti di ricerca finalizzati a migliorare la terapia per alcune patologie cardiovascolari, paragonando l’efficacia terapeutica tra alcuni farmaci”.

 

La ricerca tecnologica

Infine – ma non per ordine di importanza – in Humanitas c’è un nutrito gruppo di ricercatori nel settore delle malattie cardiovascolari che studia e mette a punto dispositivi, tecnologie e biomateriali innovativi per migliorare la cura, l’aspettativa e la qualità della vita dei pazienti. “Ad esempio – conclude il professor Condorelli – recentemente un gruppo di nostri ricercatori ha messo a punto una metodologia per rilasciare farmaci preferenzialmente nel cuore, in modo ‘mirato’. Non dobbiamo poi dimenticare che in Humanitas la ricerca in ambito cardiovascolare è anche presente in molti settori delle tecnologie terapeutiche innovative applicate alla cardiologia invasiva, alla cardiochirurgia e all’elettrofisiologia”.