Fatica e passione, sforzo e soddisfazione e un grande, potente attaccamento alla vita: sono queste forse le caratteristiche di Gianluca Attanasio, quattro volte campione italiano di nuoto paralimpico, ma anche blogger e ambasciatore del CONI della Campania.

Una storia di speranza e tenacia la sua, che ci racconta con energia, dopo una giornata di allenamenti in vasca. Gianluca fin dai primi anni di età ha convissuto con i dolori legati all’artrite all’anca e proprio grazie allo sport è riuscito a mantenere una condizione fisica accettabile, conducendo la propria vita in maniera quasi normale.

Atletica, tennis, break dance: lo sport è sempre stato presente nella vita di Gianluca Attanasio, fino all’incontro con il nuoto, la disciplina che più di tutte ha segnato positivamente la sua storia e gli ha regalato anche grandi riconoscimenti. Lo sport per Gianluca è vita, ma anche occasione di riscatto sociale, confronto e integrazione con gli altri.

“Da qualche tempo sono impegnato nell’incontrare i ragazzi nelle scuole, ai quali racconto la mia storia. Non amo definirmi un campione, mi sento più uno sportivo anti-sistema, uno sportivo libero di pensare e manifestare le mie idee, ho sempre dato il massimo e cerco di trasmettere ai ragazzi l’importanza dell’unicità di ogni individuo, con i suoi limiti e la sua forza”, spiega Gianluca Attanasio.

L’intervento in Humanitas nel 2014

Nel 2014 Gianluca Attanasio viene nuovamente operato, questa volta in Humanitas dal dottor Guido Grappiolo, Responsabile di Unità operativa Chirurgia anca e ginocchio. Il suo caso è complesso e difficile, ma l’intervento riesce bene e Gianluca si trova ad affrontare un lungo periodo di riabilitazione che lo porta – in un anno – dai primissimi incerti passi sul girello in ospedale a camminare nuovamente sul tapis roulant e a tuffarsi, ancora una volta, in acqua. Nel 2016, a 46 anni, Gianluca è sul podio del Campionato Italiano Open Water; nel 2017 vince l’argento alla prima tappa di acque libere, la 3 km Cetara – Vietri sul Mare.

“Non mi interessa vincere, la mia sfida è innanzitutto con me stesso e sono contento perché nonostante l’artrite all’anca e i problemi alla schiena che mi hanno costretto a fermarmi diverse volte, sono sempre riuscito a tornare all’attività agonistica. Oggi sento che è giunto il momento di lasciare spazio alle nuove generazioni, ma il mio impegno continua sia in acqua con le gare Open Water, sia come ambasciatore regionale del CONI, sia come ambasciatore dello sport per le Universiadi 2019, sia nel progetto di fondare la prima squadra di pallanuoto paralimpica campana. La pallanuoto non è ancora riconosciuta come disciplina olimpica e con la nostra squadra – la Waterpolo Nuotatori Campani – stiamo contribuendo a scriverne le regole, nella speranza che un domani il sogno diventi realtà”, sottolinea Gianluca.

Il 28 giugno sarà ancora in gara questa volta nella tappa internazionale Capri Napoli inserita nel circuito World Cup, insieme ad altri 4 Atleti e campioni di nuoto paralimpico formerà una staffetta che si batterà nei 40 km di gara al pari delle altre staffette di Atleti normo dotati, “ne vedremo delle belle” aggiunge Gianluca.

Ma ancora, il Campionato Italiano Open Water 2019, insomma un sogno senza fine, e proprio inseguendo questi sogni che Gianluca fa appello agli italiani scendendo in campo in prima fila per la Ricerca Scientifica.

 

La speranza risiede nella Ricerca

“Sono profondamente riconoscente a Humanitas per quello che ha fatto per me, pur essendo un semplice paziente operato dopo l’inserimento in lista d’attesa mediante il Servizio Sanitario Nazionale.

Ho sentito la vicinanza e l’umanità dello staff medico e dell’intera struttura e nonostante la fatica e il dolore legato all’intervento e alla necessaria riabilitazione mi sento fortunato perché ho avuto modo di accedere alle migliori cure possibili nel nostro Paese.

Voglio raccontare la mia storia è la mia missione perché chiunque si trovi in una condizione di disabilità o di sofferenza come la mia abbia speranza nel futuro, anche grazie al ruolo della Ricerca.

Una Ricerca che va sostenuta, incoraggiata e promossa perché è grazie alla Ricerca che la storia di molte persone, come è accaduto a me, può continuare”, ha concluso Gianluca.