A parlare dei diversi progetti di studio attivi in Humanitas su cardiopatia ischemica e scompenso cardiaco è il professor Giulio Stefanini, responsabile della ricerca clinica del Cardio Center. Il percorso per l’ottimizzazione dei trattamenti in ambito cardiovascolare è ancora lungo e c’è bisogno del contributo di tutti: ecco perché è possibile sostenere la ricerca donando il proprio 5×1000

 

Utilizzare tecniche avanzate di imaging per studiare la cardiopatia ischemica e tenerne sotto controllo l’evoluzione. Mettere a punto una biobanca, ovvero una raccolta di campioni di sangue dei pazienti, per scovare nuovi biomarcatori in grado di individuare soggetti ad altro rischio di sviluppo di scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica e patologie che interessano le valvole cardiache. Valutare il risultato clinico di nuovi stent coronarici, anche completamente riassorbibili. Sviluppare tecniche per individualizzare la scelta delle valvole cardiache. E, non da ultimo, sperimentare combinazioni di farmaci per offrire ai pazienti i migliori benefici cercando di ridurre al minimo gli effetti collaterali: sono diversi i progetti di ricerca portati avanti dal Cardio Center di Humanitas.

 

A parlarne è il professor Giulio Stefanini, responsabile della ricerca clinica del Cardio Center, che oltre a essere esperto nel trattamento della cardiopatia ischemica si interessa anche di nuove tecnologie applicate alla diagnostica delle malattie coronariche e di studi farmacologici nell’ambito della malattia coronarica: “La ricerca nel nostro settore è fondamentale – spiega – per individuare nuovi strumenti che ci permettano di riconoscere le persone ad alto rischio di malattia“.

 

Biobanca e biomarcatori

Una buona parte della ricerca cardiologica in Humanitas riguarda la prevenzione e la diagnosi precoce. “Stiamo lavorando a nuovi strumenti che ci permettano di prevenire eventi cardiovascolari come infarto, ictus e morte improvvisa – spiega lo studioso -. Per lo studio dello scompenso cardiaco, della cardiopatia ischemica e delle patologie delle valvole cardiache stiamo mettendo a punto una biobanca, ovvero una raccolta sistematica di campioni di sangue di pazienti con queste malattie da analizzare e studiare: l’obiettivo è individuare nuovi biomarcatori che predicano lo sviluppo di queste condizioni mediche, così da consentirci di mettere a punto dei test di screening o di effettuare diagnosi molto precoci”.

 

Studi di imaging

Alla ricerca dei biomarcatori predittivi di malattia cardiovascolare si affiancano altri progetti di ricerca per tenere sotto controllo i pazienti ad alto rischio di malattia: “Per la cardiopatia ischemica, ad esempio, abbiamo un progetto in cui effettuiamo una PET/TAC in fase acuta e un’altra a distanza di un anno per valutare la severità della patologia e studiarne l’evoluzione. Questo sistema ci permette di  mettere in evidenza le situazioni più a rischio, così da tenerle sotto stretto controllo”, spiega il professor Stefanini.

 

Sperimentazioni sui farmaci

Diversi poi i progetti di ricerca che si focalizzano sul trattamento farmacologico: “In particolare sui pazienti sottoposti ad angioplastica stiamo testando diverse combinazioni di farmaci antiaggreganti che possano offrire la migliore protezione anti-ischemica e allo stesso tempo prevenire le emorragie, che sono un effetto collaterale molto comune, nonché pericoloso, di queste terapie. Per ottimizzare i risultati stiamo cercando, oltre al migliore abbinamento di farmaci, anche la durata ideale delle terapie stesse”.

 

La valvola del futuro sarà su misura

Forse in futuro grazie ai ricercatori di Humanitas la scelta delle valvole percutanee per il trattamento della stenosi aortica potrà essere individualizzato sulle caratteristiche del singolo paziente. “In collaborazione con i colleghi del Politecnico di Milano stiamo sviluppando un modello che ci permetterà di scegliere la valvola ideale per il trattamento della stenosi aortica sulla base delle caratteristiche del singolo paziente in modo da eliminare il rischio di complicanze. L’obiettivo è ottimizzare l’impianto della valvola mediante un modello matematico che tiene conto delle informazioni anatomiche e di flusso del paziente ricavate dalla TAC, dall’ecodoppler e dei valori pressori indicati dal cateterismo cardiaco. Attualmente siamo in attesa di capire se il sistema che abbiamo sviluppato effettivamente funziona”, spiega il professor Stefanini.

 

Stent riassorbibili

Infine per quanto riguarda la patologia coronarica in Humanitas è in corso la valutazione di nuovi stent coronarici per il trattamento patologia coronarica completamente riassorbibili: “Siamo ancora molto cauti in questo senso, perché tutti gli stent riassorbibili fino a oggi utilizzati non sono risultati all’altezza degli stent metallici attualmente in uso, ma la ricerca sta andando avanti”.