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Sarcoma di Ewing

Che cos’è il sarcoma di Ewing?

E’ una neoplasia rara che colpisce più spesso i bambini o i giovani adulti: l’età media alla diagnosi è all’incirca di 16 anni. La famiglia dei sarcomi di Ewing comprende le forme che originano dall’osso (circa l’80% del totale) e quelle che invece originano dai tessuti molli. I sarcomi di Ewing ossei, colpiscono maggiormente soggetti in età pediatrica, mentre i sarcomi di Ewing extrascheletrici  (tessuti molli), attualmente chiamati anche pPNET, sono più frequenti in soggetti giovani adulti.

I pNET/sarcoma di Ewing extrascheletrico ed il sarcoma di Ewing osseo – tipico dell’età pediatrica – presentano delle caratteristiche cliniche differenti e vengono trattati con protocolli terapeutici differenti.

In Humanitas vi è una storica esperienza clinica e scientifica nel trattare i sarcomi di Ewing extrascheetrici/pPNET dell’adulto, che ci ha distinto a livello nazionale ed internazionale.

Il “Gruppo Multidisciplinare Sarcomi” di Humanitas affronta le complesse problematiche di questi soggetti sotto tutti i punti di vista, a partire dalla diagnosi sino alla terapia; offre la possibilità di partecipare ai più innovativi programmi di ricerca, prende parte a livello nazionale alle attività dell’Italian Sarcoma Group, contribuendo nello specifico alla definizione dei protocolli di ricerca clinica; offre un servizio di consulenza ginecologica, andrologica e psicologica al fine di preservare la fertilità.

Quali sono i sintomi principali del sarcoma di Ewing?

Dolore, febbre, anemia, leucocitosi (aumento anormale del numero di leuociti, un tipo di globuli bianchi, nel sangue), possono essere fra i sintomi del sarcoma di Ewing. Qualora sia localizzata agli arti o al tronco superficiale (ad esempio braccia o  gambe) la malattia può determinare un rigonfiamento visibile della zona ammalata.

Come si effettua la diagnosi del sarcoma di Ewing?

Il primo segnale di sarcoma di Ewing può essere un dolore a un osso o a un’articolazione o la comparsa di una tumefazione che cresce in modo rapido.

Le indagine diagnostiche necessari sono comprensive di:

  • Radiografia: è una metodica basata ai raggi X, che è in grado di mostrare la sede e l’estensione della lesione dell’osso e si caratterizzano per la massima attendibilità nella diagnosi differenziale fra le diverse possibili lesioni (maligne o benigne).
  • Ecografia: è una metodica non invasiva, priva di controindicazioni, che è in grado di mostrare la componente extraossea nelle parti molli muscolari o adipose della malattia.

TAC con mezzo di contrasto: genera delle immagini dettagliate dell’osso malato, è indispensabile al fine di definire la diffusione a distanza del tumore e si impiega per centrare le biopsie della sede di malattia alla sua presentazione. E’ lo strumento più utile per seguire il soggetto dopo le cure nel periodo di controllo ed è in grado di mostrare la sede e le dimensioni del tumore, oltre che la sua eventuale diffusione ad altri tessuti o organi.

Risonanza Magnetica: è la metodica più sensibile per definire il grado di estensione della malattia all’interno dell’osso spugnoso e viene impiegata nel dubbio di piccole lesioni ossee a distanza oltre che per meglio accertare il coinvolgimento delle parti molli extraossee.

Scintigrafia ossea: è una metodica di diagnostica per immagini che si basa sulla somministrazione di radiofarmaci, utile per una precoce individuazione delle lesioni tumorali scheletriche.

Diagnosi istologica: il medico preleva dei piccoli frammenti del sospetto tumore che è da analizzare (biopsia). L’anatomopatologo osserva il tessuto al microscopio al fine di identificare il tumore, anche tramite l’impiego di specifiche colorazioni per quel tipo di neoplasia. In alcuni casi, per una conferma diagnostica, sono analizzate le caratteristiche del DNA delle cellule tumorali del tessuto attraverso ricerche di biologia molecolare (FISH) per verificare la presenza di anomalie specifiche dei geni per questo tipo di tumore.

Quali sono le terapie per il Sarcoma di Ewing?

Il trattamento del sarcoma di Ewing è multidisciplinare e prevede al suo interno la combinazione di chirurgia, chemioterapia e radioterapia con l’obiettivo sia di curare il tumore che di preservare la maggior funzionalità possibile dell’area interessata.

Chemioterapia

Questa forma di trattamento rappresenta un momento fondamentale nel trattamento di queste neoplasie. Il sarcoma di Ewing è una malattia molto sensibile alla chemioterapia ed il trattamento medico si avvale di più medicinali allo scopo di controllare la diffusione della malattia e ridurne le dimensioni.

Per le caratteristiche biologiche del tumore, la chemioterapia viene in genere proposta prima dell’intervento chirurgico. Un trattamento chemioterapico supplementare è spesso indicato anche post intervento. Nei casi di malattia molto aggressiva può essere considerato un trattamento di chemioterapia ad alto dosaggio (trapianto autologo di midollo).

Chirurgia

La chirurgia deve sempre essere valutata al termine dei trattamenti chemioterapici. Lo scopo principale è quello di asportare radicalmente il tumore o il residuo di malattia, con dei margini di tessuto sano. La chirurgia richiede sia esperienza che competenza specifica.

Spesso – a causa della posizione in cui questi tumori si sviluppano – si deve intervenire in collaborazione con chirurghi di varie specialità: plastica, vascolare, urologica, ginecologica, neurochirurgica, cervico-facciale, ortopedica. In caso di chirurgia specialistica ortopedica protesica, Humanitas collabora con l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini.

La chirurgia può essere indicata anche nei casi di recidiva di malattia o di metastasi a distanza.

Radioterapia

Può essere utilizzata dopo l’intervento chirurgico o nei casi non aggredibili chirurgicamente come trattamento locale esclusivo.

Preservare la fertilità

L’intenso trattamento chemioterapico necessario per la cura dei sarcomi di Ewing/pNET, può incidere in modo negativo sulla fertilità del paziente. E’ importante affrontare questa problematica prima di iniziare la terapia, al fine di poter attuare – se desiderato dal paziente – delle strategie volte alla preservazione delle fertilità. In Humanitas, grazie alla presenza del Fertility Center, l’Unità Operativa di Ginecologia e Medicina della Riproduzione ed il servizio di andrologia mettono a disposizione due importanti opportunità: la crioconservazione delle cellule uovo per le donne e la crioconservazione preventiva del seme per l’uomo.

 

Protocolli di ricerca clinica

Humanitas è un “Comprehensive Cancer  Center” (Centro Oncologico), impegnato nel  disegno e nello sviluppo di protocolli di ricerca clinica.

I protocolli di ricerca offrono ai soggetti in cura la possibilità di usufruire di  nuovi trattamenti (farmacologici, chirurgici o radioterapici) ancora in fase di studio e quindi non disponibili al di fuori dei protocolli sperimentali. I protocolli di ricerca hanno come loro scopo quello di determinare la sicurezza e l’efficacia di una terapia: possono non rappresentare una cura, ma almeno prolungare la vita o migliorarne la qualità.

Per avere maggiori informazioni sui protocolli attivi, s’invita a rivolgersi ai Medici del Gruppo Multidisciplinare Sarcomi.

Cosa succede dopo la terapia?

Data la possibilità di recidiva dei sarcomi di Ewing/pPNET, il paziente viene generalmente sottoposto a periodiche indagini radiologiche e  visite mediche di controllo (follow up),  che consentono al medico di rilevare le eventuali recidive di malattia.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamine

Che cosa sono le vitamine?

Sono dei nutrienti essenziali la cui assunzione è indispensabile per l’organismo umano.

Le vitamine non sono per lo più sintetizzate dal nostro organismo – a parte alcune eccezioni, come la vitamina D – ma si trovano in natura e devono pertanto essere assunte regolarmente nella dieta giornaliera, secondo delle quantità che variano a seconda della tipologia di vitamina.

Nello specifico, gli alimenti di origine vegetale sono quelli in grado di fornire il maggior apporto vitaminico al nostro organismo.

Le vitamine sono contenute nei cibi, ma ad oggi non esiste un cibo che le contenga tutte. Per questo motivo un’alimentazione varia e che osservi il giusto dosaggio è maggiormente in grado di assicurare un corretto apporto vitaminico rispetto ad un’alimentazione che sia basi su pochi e invariati cibi.

A che cosa servono le vitamine?

Esse svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione di molte reazioni chimiche che avvengono all’interno del nostro organismo e che sono fondamentali per la nostra vita quotidiana. Nello specifico, forniscono energia all’organismo e ne assicurano il rinnovo cellulare, garantendo un’adeguata protezione a denti, pelle, capelli e prevenendo alcune malattie.

Come si dividono le vitamine?

Le vitamine sono divise in due gruppi:

  • quelle idrosolubili, che non possono essere accumulate all’interno del nostro corpo, per cui vanno assunte con regolarità attraverso gli alimenti. Si trovano in alimenti quali il latte, la carne e suoi derivati e gli insaccati;
  • quelle liposolubili, che possono invece essere accumulate – vengono assorbite in particolare dalla dal fegato e dalla pelle – e non è dunque necessario assumerle con regolarità; il corpo le conserverà sino al momento in cui siano divenute necessarie, quando le rilascierà a piccole dosi. Le vitamine liposolubili si trovano soprattutto nella verdura e nella frutta.

Vitamine idrosolubili

vitamina B1 (tiamina o aneurina)

vitamina B2 (riboflavina o lactoflavina)

vitamina B3 o Vitamina PP (niacina o acido nicotinico)

vitamina B5 o Vitamina W (acido pantotenico)

vitamina B6 o Vitamina Y (piridossina o piridossamina o piridossale)

vitamina B8 o Vitamina H o Vitamina I (biotina)

vitamina B9 o Vitamina BC o Vitamina M (acido folico o acido pteroil(mono) glutammico o folacina)

vitamina B12 (cobalamina)

vitamina C (acido ascorbico, principio antiscorbutico)

Vitamine iposolubili

vitamina A (retinolo e retinoidi)

vitamina D (D2: ergocarciferolo e D3: colecalciferolo)

vitamina E (tocoferolo)

vitamina F (acido alfa-linolenico, Omega 3)

vitamina K (naftochinone. K1: fillochinone, K2: menachinoni, K3: menadione)

vitamina Q (ubichinone, coenzima Q)

Altre vitamine

Betacarotene

Carotenoidi

Vitamina A (retinolo)

Vitamina B1 (tiamina)

Vitamina B12 (cobalamina)

Vitamina B2 (riboflavina)

Vitamina B3 (niacina)

Vitamina B5 (acido pantotenico)

Vitamina B6

Vitamina B7 (inositolo)

Vitamina B8 (biotina)

Vitamina B9 (acido folico)

Vitamina C (acido ascorbico)

Vitamina D

Vitamina E (tocoferolo)

Vitamina F (Omega 3)

Vitamina K (naftochinone)

Vitamina Q (coenzima Q)

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina Q (coenzima Q)

Che cos’è la vitamina Q

E’ l’altro nome con cui viene identificato il coenzima Q, chiamato anche ubichinone. Si tratta di una molecola organica che è molto simile, nella struttura, alla vitamina K e alla vitamina E. La vitamina Q appartiene all’ordine delle vitamine liposolubili. Può quindi essere immagazzinata dall’organismo – che la utilizza quando ve ne sia la necessità – e quindi non deve essere assimilata con continuità.

A che cosa serve la vitamina Q?

Essa svolge un importante ruolo antiossidante e contribuisce al trasferimento dell’energia dalle cellule. La sua importanza è tale da essere molto presente nelle cellule di organi importanti dell’organismo umano, come il fegato, il cuore, il pancreas ed i reni.

La vitamina Q assicura anche elasticità alla pelle e fornisce forza all’organismo, contrastando l’insorgere della stanchezza.

In quali alimenti è presente la vitamina Q?

E’ presente nelle carni – soprattutto all’interno del fegato – di pollo, manzo e maiale oltre che nei frutti di mare. Particolarmente ricchi di coenzima Q sono anche alcuni pesci come il salmone ed il tonno, le sardine e gli sgombri.

Viene anche prodotta dal corpo; tale produzione diminuisce costantemente con il passare del tempo e il trascorrere dell’età o a causa di patologie croniche (come quelle cardiache, il diabete, il cancro e il morbo di Parkinson).

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina Q?

Il suo fabbisogno giornaliero varia dai 100 ai 300 mg.

Carenza di vitamina Q

La sua carenza può comportare dei problemi di natura cardiovascolare. Spesso dei soggetti vittime di malattie cardiache denunciano una bassa concentrazione di vitamina Q. Altri effetti della sua carenza sono una stanchezza diffusa e problemi di carattere respiratorio.

Eccesso di vitamina Q

Non si registrano problemi dovuti a un eccesso di vitamina Q: le dosi oltre la norma vengono di solito espulse dall’organismo attraverso le urine.

In realtà si sostiene che questa vitamina non sia una vera e propria vitamina. Per quale motivo?

Con il nome vitamina Q si indica il coenzima Q, che si differenzia dalle vitamine in senso stretto poiché – contrariamente a queste – viene sintetizzato dall’organismo a livello cellulare. La produzione di coenzima Q dipende dall’intervento di vari nutrienti essenziali, tra i quali sono ricomprese le vitamine e altri coofattori.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina K (naftochinone)

Che cos’è la vitamina K

Essa fa parte delle vitamine liposolubili, quelle che cioè vengono accumulate nel fegato e non devono dunque essere assunte di continuo, tramite i cibi. Il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo impiego diviene necessario.

A che cosa serve la vitamina K?

Essa riveste un ruolo fondamentale nel processo di coagulazione del sangue e assicura la funzionalità delle proteine che formano le ossa e le mantengono in forma.

In quali alimenti è presente la vitamina K?

Si trova perlopiù in alimenti di origine vegetale come spinaci, pomodori, cavoli, cime di rapa, ma è presente anche nel fegato. La vitamina K è prodotta anche dall’intestino umano.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina K?

Il suo fabbisogno giornaliero è di circa 1 mg al giorno per ogni chilogrammo di peso corporeo, quantità che è soddisfatta da una normale dieta.

Carenza di vitamina K

Atteso che la vitamina K, o naftochinone, è impiegata nel processo di coagulazione del sangue, una sua carenza nell’organismo umano provoca delle emorragie. La carenza si verifica però raramente e sempre in seguito a patologie che impediscono il regolare assorbimento intestinale o di prolungate cure a base di antibiotici.

Tra gli effetti della carenza di vitamina K ci sono anche delle fratture ossee, l’osteoporosi e delle forme di artrosi.

Eccesso di vitamina K

Negli adulti l’eccesso di questa vitamina è molto raro e altrettanto rari sono i suoi effetti: anemia, vomito, trombosi, sudorazione eccessiva, vampate di calore e senso di oppressione al petto.

Un eccesso di vitamina K, o naftochinone, può essere riscontrato nei neonati nel caso in cui siano state somministrate dei dosaggi troppo elevati di integratori vitaminici; tale situazione conduce a dei sintomi tipici a quelli dell’itterizia.

È vero che la vitamina K viene suddivisa in tre gruppi?

Sì, si tratta di una suddivisione imputabile alle diverse origini, nature e funzioni della vitamine K. Si tratta di:

  • vitamina K1 (fillochinone), di origine vegetale che è la più presente nelle diete e che interviene nei processi di coagulazione del sangue;
  • vitamina K2 (menachinone), di origine batterica che favorisce l’assorbimento della microflora intestinale ed è fondamentale per il benessere osseo;
  • vitamina K3 (menadione idrosolubile), di origine sintetica e inserita in medicinali a cui è affidato il compito di regolare i processi di coagulazione del sangue.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina F (Omega 3)

Che cos’è la vitamina F

Questa vitamina è composta da una miscela di due acidi grassi essenziali (AGE), l’acido linoleico e l’acido alfa-linoleico, ai quali si aggiunge l’acido arachidonico.

Questa vitamina non viene prodotta dal nostro organismo ma è una vitamina liposolubile; in quanto tale essa viene accumulata nel nostro organismo e non deve essere quindi assunta di continuo, attraverso i cibi. Il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo impiego viene considerato necessario.

Essendo sensibile al calore e alla luce, gli alimenti che la contengono vanno protetti dal sole e consumati preferibilmente freschi (o comunque dopo una breve cottura).

A che cosa serve la vitamina F?

L’Omega 3 reviene l’aterosclerosi ostacolando il deposito di trigliceridi e colesterolo all’interno delle arterie. Favorisce altresì la riduzione del peso corporeo e l’integrità di capelli e pelle.

In quali alimenti è presente la vitamina F?

Essa è presente soprattutto negli oli vegetali – di mais, girasole, di arachide e di soia –, in alcuna frutta oleosa (noce e mandorle) ed in alcuni pesci.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina F?

Ad oggi non ne è ancora stato individuato il fabbisogno giornaliero. Si sa però che il fabbisogno di acidi grassi insaturi aumenta in modo direttamente proporzionale alla quantità di acidi grassi saturi e di carboidrati ingeriti. Gli acidi grassi essenziali dovrebbero essere assunti nell’ordine dell’1% rispetto alle calorie totali.

Carenza di vitamina F

La sua carenza è una condizione abbastanza rara. Può però interessare soprattutto i bambini, provocando loro la formazione di pelle secca e desquamazione della stessa cute.

Eccesso di vitamina F

Non si registrano pericoli conosciuti che siano riconducibili ad un eccesso di vitamina F.

È vero che la vitamina F è molto utilizzata in cosmetica?

Sì, essa viene anche denominata “vitamina della pelle” grazie alle sue proprietà che la rendono utile a migliorare lo stato generale della nostra cute. Oltre a fare bene alla pelle, la vitamina F è ottima anche per i capelli. Nello specifico, essa mantiene la membrana cellulare e nutre la cute donandole morbidezza ed elasticità e stimolando la rigenerazione delle cellule.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina E (tocoferolo)

Che cos’è la vitamina E

Detta anche tocoferolo, è una vitamina liposolubile che viene accumulata nel fegato e non è quindi necessario assumerla con regolarità, attraverso i cibi. Il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo utilizzo diviene necessario.

La vitamina E è sensibile al calore e alla luce, quindi tende a degradarsi alla presenza di alte temperature.

A che cosa serve la vitamina E?

E’ la più diffusa e comune tra le vitamine e ha proprietà antiossidanti, combatte i radicali liberi e favorisce il rinnovo delle cellule. Le sue caratteristiche la rendono un importante strumento di prevenzione del cancro – tra l’altro protegge l’organismo dai danni dell’inquinamento ambientale e del fumo di sigaretta – oltre che di assimilazione delle proteine.

In quali alimenti è presente la vitamina E?

E’ molto diffusa negli alimenti, soprattutto nei frutti oleosi (come le arachidi, le olive ed il mais) e nei semi di grano. La si trova anche nelle noci, nei cereali e nelle verdure a foglia verde.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina E?

Il suo fabbisogno giornaliero si aggira attorno agli 8-10 mg.

Carenza di vitamina E

La sua carenza è in genere collegata ad una situazione di malnutrizione e nei soggetti più giovani può provocare dei difetti nella crescita e nello sviluppo. In generale, la mancanza di vitamina E può essere alla base dell’insorgere di disturbi al sistema nervoso e complicanze al metabolismo generale.

Eccesso di vitamina E

L’eccesso di vitamina E, o tocoferolo, è molto raro. Quando si verifica può avere delle conseguenze negative a causa dell’innalzamento della pressione sanguigna che ne consegue e che può essere pericolosa per chi già soffre di problemi di ipertensione.

Un eccesso di vitamina E può creare problemi anche a chi ha stati di sofferenza della tiroide, da momento che si viene a creare una riduzione degli ormoni di questa ghiandola. Altre conseguenze dell’eccesso di vitamina E possono essere una stanchezza diffusa, dei disturbi della digestione, nausea e vomito.

Come agisce la vitamina E a livello preventivo e terapeutico?

La vitamina E ha delle importanti qualità anticancro, grazie alla sua potente azione antiossidante che le consente di proteggere le membrane cellulari. Ma questa vitamina assume un ruolo importante anche in relazione alle patologie di origine cardiovascolare, atteso che è in grado di ridurre i processi di aggregazione delle piastrine, con conseguente riduzione di placche, emboli e trombi nelle arterie.

E’ altresì un anticoagulante prezioso perché previene la coagulazione non desiderata del sangue senza impedire la normale coagulazione, richiesta ad esempio in caso di ferite, che è utile a fermare un’emorragia. Infine la vitamina E consente di ridurre il rischio cardiovascolare grazie al fatto che la sua azione aumenta i livelli del cosiddetto colesterolo buono.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina D

Che cos’è la vitamina D

Si tratta di una vitamina liposolubile; essa viene cioè accumulata nel fegato e non è dunque necessario assumerla con regolarità, tramite i cibi, dal momento che il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo utilizzo diviene necessario.

Si presenta sotto due forme: l’ergocalciferolo, che viene assunto con il cibo, e il colecalciferolo, che viene invece sintetizzato dall’organismo.

A che cosa serve la vitamina D?

Essa è perlopiù sintetizzata dal nostro organismo, attraverso l’assorbimento dei raggi del sole operato dalla pelle. Questa vitamina è un regolatore del metabolismo del calcio e per questo motivo è utile nell’azione di calcificazione delle ossa.

Contribuisce inoltre a mantenere nella norma il livello di calcio e di fosforo nel sangue.

In quali alimenti è presente la vitamina D?

E’ scarsamente presente negli alimenti (uova, alcuni pesci grassi, latte e derivati, fegato e verdure verdi). L’unica eccezione è data dall’olio di fegato di merluzzo.

Viene in grande parte accumulata dal nostro organismo attraverso l’esposizione ai raggi solari e va integrata solo in situazioni particolari, collegate alla gravidanza, alla crescita e all’allattamento.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina D?

Il suo fabbisogno giornaliero varia a seconda dell’età. Si parte dalle 200 unità al giorno per i bambini e gli adulti fino ai 50 anni, per passare alle 400 unità per le persone con età compresa tra i 51 e i 70 anni, ed arrivare infine alle 600 unità consigliate per i soggetti con più di 70 anni.

Carenza di vitamina D

La sua carenza incide negativamente sulla calcificazione delle ossa con effetti che vanno dal rachitismo (per i bambini) alle deformazioni ossee di varia natura e alla osteomalacia, che si presenta quando la struttura ossea è integra a livello esterno ma internamente alle ossa si registra un insufficiente contenuto minerale.

La sua mancanza rende inoltre i denti più deboli e vulnerabili alle carie.

Eccesso di vitamina D

Il suo eccesso può provocare una calcificazione diffusa a livello dei vari organi, con conseguente diarrea, vomito e spasmi muscolari.

Quali comportamenti possono provocare una carenza di vitamina D?

Dal momento che la maggior parte di questa vitamina viene recepita dai raggi del sole, una sua carenza può derivare da comportamenti che impediscano l’esposizione al sole (come, ad esempio, il vestirsi troppo coperti, l’utilizzare creme solari con protezione troppo elevata o restare al chiuso per lunghe ore).

La vitamina D viene “dispersa” anche a causa di comportamenti non appropriati come l’abuso di alcol e il consumo di sostanze stupefacenti. Inoltre, l’impiego di certi medicinali può influire sulla quantità di vitamina D custodita dal nostro organismo.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina C (acido ascorbico)

Che cos’è la vitamina C

Conosciuta anche col nome di acido ascorbico, essa appartiene al gruppo delle vitamine cd idrosolubili, quelle cioè che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione.

Oltre a sciogliersi nell’acqua, questa vitamina è sensibile alle alte temperature, per cui si perde del tutto in caso di cottura in acqua.

A che cosa serve la vitamina C?

Essa prende parte a molte reazioni metaboliche e alla biosintesi di ormoni, aminoacidi e collagene.

Grazie ai suoi forti poteri antiossidanti, innalza le barriere del sistema immunitario e supporta l’organismo a prevenire il rischio di tumori – soprattutto allo stomaco – inibendo la sintesi di sostanze cancerogene. Il suo apporto, inoltre, è di fondamentale importanza allo scopo di neutralizzare i radicali liberi.

In quali alimenti è presente la vitamina C?

E’ contenuta soprattutto negli alimenti freschi: in alcuni tipi di frutta e verdura come i mandarini, i kiwi, i limoni, le arance, le fragole, i pomodori, gli spinaci, i broccoli ed i peperoni. Per godere appieno dei benefici della vitamina C, questi alimenti devono essere conservati per non più di 3-4 giorni ed essere consumati crudi o comunque poco cotti.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina C?

Il suo fabbisogno giornaliero è di circa 90 mg per gli uomini e di circa 70 mg per le donne, quota che dovrà essere aumentata nel caso ci si trovi in condizione di gravidanza.

Carenza di vitamina C

La sua carenza provoca l’insorgere dello scorbuto, una patologia che nel passato era molto diffusa tra i marinai che vivevano sulle navi e non si cibavano quindi di cibi freschi per mesi e mesi. I sintomi dello scorbuto sono i seguenti: una condizione di anemia, apatia ed inappetenza cui fanno seguito altri segni come il sanguinamento delle gengive, la caduta dei denti, dei dolori muscolari ed emorragie a livello sottocutaneo.

Eccesso di vitamina C

Una sua assunzione eccessiva – che può essere provocata da una dieta sbilanciata o da un abuso di integratori – può generare dei problemi ai reni, con la formazione di calcoli, o un’overdose di ferro dal momento che la vitamina C ne favorisce l’assorbimento.

Un eccesso di vitamina C può condurre a sintomi come diarrea, vomito, mal di testa, bruciori di stomaco, gastrite e crampi addominali, ma anche vertigini, debolezza e vampate improvvise di calore.

È vero che la vitamina C è in grado di sconfiggere il raffreddore?

Da sempre si ritiene che, in caso d’influenza, l’assunzione di questa vitamina in buone dosi sia utile per eliminare il raffreddore. In realtà la vitamina C non possiede alcuna proprietà terapeutica e perciò non sembra essere in grado né di prevenire né di curare il raffreddore.

Ad essa si riconosce piuttosto la capacità di accorciare dal punto di vista temporale l’episodio influenzale, sempre però tenendo in debita considerazione che non bisogna abusare nella sua assunzione, per non creare dei problemi ai reni.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina B12 (cobalamina)

Che cos’è la vitamina B12

Detta anche cobalamina, fa parte delle vitamine cosiddette idrosolubili, quelle cioè che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione. La vitamina B12 non subisce l’influsso del calore.

A che cosa serve la vitamina B12?

E’ coinvolta nel metabolismo degli acidi nucleici – alla pari dell’acido folico coadiuva la sintesi del DNA e dell’RNA – degli amminoacidi e degli acidi grassi. Ricopre un ruolo di fondamentale importanza nella produzione di globuli rossi e nella formazione del midollo osseo.

In quali alimenti è presente la vitamina B12?

Essa è presente in tutti gli alimenti di origine animale, seppur in minima quantità. Nello specifico, la si trova nel latte, nelle uova, nella carne e nel pesce.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B12?

Il suo fabbisogno giornaliero corrisponde a circa 2-2,4 mcg, quantità che in genere viene coperta da una normale dieta. Le donne in stato di gravidanza devono però assumerne un quantitativo quasi doppio, in modo da fornirne al feto il giusto quantitativo.

Carenza di vitamina B12

È difficile registrare una situazione di carenza di questa vitamina, ma una condizione di questo tipo può presentarsi nei casi di soggetti che seguano una dieta vegetariana molto stretta o quando a livello intestinale il meccanismo di assorbimento non funzioni adeguatamente.

Le conseguenze della sua carenza sono disturbi del sistema nervoso e una forma di anemia definita “perniciosa”, derivata da una cattiva produzione di cellule del sangue. La carenza di questa tipologia di vitamina è da evitarsi dalle donne in gravidanza per evitare conseguenze dannose al nascituro.

Eccesso di vitamina B12

Normalmente gli eccessi nell’assunzione di vitamina B12, o cobalamina, vengono espulsi con le urine. In rari casi si possono però verificare delle situazioni di sovradosaggio, con sintomi che vanno da un eccessivo nervosismo a reazioni allergiche, dal tremore a gonfiori e al battito cardiaco accelerato.

Una sua eccessiva presenza nel sangue, anche in questo caso situazione rara, può provocare delle complicanze renali.

È vero che chi segue una dieta vegana incorre nel rischio di carenza di vitamina B12?

In natura non esistono piante o vegetali che la contengano in modo adeguato alle esigenze dell’organismo umano. Per questo chi si alimenta solo con cibi di origine vegetale incorre in tutti quei pericoli alla salute che sono cagionati da una carenza di questa vitamina.

Il lievito di birra, alcune alghe, alcuni cibi non lavati e altri di origine orientale come il tempeh (derivato dai semi di soia) e la Kombucha (the cinese) – pur essendo tutti dei vegetali – contengono vitamina B12 ma solo in porzioni infinitesimali e pertanto inutili per il fabbisogno umano, dal momento che non sono nemmeno assimilabili dal nostro organismo.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina B9 (acido folico)

Che cos’è la vitamina B9 (acido folico)

La vitamina B9, detta anche acido folico, fa parte del gruppo delle vitamine idrosolubili, quelle che cioè non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione.

Essa tende a distruggersi in presenza di calore eccessivo e a disperdersi a contatto con l’acqua.

A che cosa serve la vitamina B9 (acido folico)?

E’ fondamentale per le donne in gravidanza poiché questa vitamina tende a proteggere ed a favorire lo sviluppo embrionale.

Essa riveste altresì una grande importanza per la sintesi delle proteine e del DNA nonché per la formazione dell’emoglobina. La sua giusta presenza all’interno dell’organismo contribuisce anche a prevenire molti rischi di natura cardiovascolare per la nostra salute.

In quali alimenti è presente la vitamina B9?

Si trova soprattutto in alcuni alimenti come il fegato, il latte, nelle verdure a foglia verde (spinaci, lattuga, broccoli ed asparagi), in alcuni cereali ed in alcuni frutti come le arance, i limoni ed i kiwi.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B9?

Il suo fabbisogno giornaliero è di circa 0,2 mg. Durante la gravidanza, però, le future mamme devono assumerne una quantità doppia dal momento che il feto impiega quelle che sono le riserve materne di acido folico.

Carenza di vitamina B9

La sua carenza – che deriva da abuso di sostanze alcoliche, dall’insorgere di alcune patologie come il diabete mellito insulino-dipendente e la celiachia – determina una ridotta produzione di globuli rossi nel sangue, con il conseguente sorgere dell’anemia.

La carenza di vitamina B9, o acido folico nelle donne gravide può avere degli effetti negativi sul corretto sviluppo del sistema nervoso del feto; in alcuni casi, poi, una carenza elevata di acido folico può provocare la nascita di bambini o prematuri o con la spina bifida.

Eccesso di vitamina B9

È improbabile che si verifichino dei problemi di salute dovuti ad un eccesso di questa vitamina, in quanto le quantità oltre i limiti presenti nell’organismo vengono presto espulse con le urine.

Si possono però registrare alcuni casi di sovradosaggio rivelati da sintomi come la comparsa di tremori, reazioni allergiche, immotivato nervosismo ed accelerazione dei battiti cardiaci. Altissime dosi di acido folico nel sangue potrebbero determinare dei problemi ai reni, ma anche questa è una possibilità molto remota.

È vero che la vitamina B9 contribuisce alla trasmissione dei caratteri ereditari?

Sì, è vero perché essa contribuisce alla costruzione del DNA, l’acido nucleico che contiene le informazioni genetiche che corrispondono ai tratti somatici, al colore dei capelli, al colore degli occhi, alla struttura fisica che ogni individuo riceve solitamente in “dono” dai propri genitori.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina B8 (biotina)

Che cos’è la vitamina B8

La vitamina B8, o biotina o vitamina H o vitamina I, fa parte del gruppo delle vitamine idrosolubili, quelle cioè che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte tramite l’alimentazione.

La biotina non subisce alterazioni in seguito alle alte temperature ma è invece sensibile agli acidi ed agli alcali.

A che cosa serve la vitamina B8?

Essa partecipa al metabolismo proteico e alle azioni di sintesi del glucosio e degli acidi grassi.

E’ altresì indicata per il trattamento di alopecia, di dermatiti seborroiche – soprattutto nei bambini appena nati – e di acne grazie alla sua capacità di preservare l’integrità dei capelli e della pelle.

In quali alimenti è presente la vitamina B8?

Essa è presente in molti alimenti, in particolare nel fegato, nel tuorlo d’uovo, nelle arachidi, nei piselli secchi, nelle verdure, nei funghi, nel lievito di birra, nel latte e nel formaggio,.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B8?

Il suo fabbisogno giornaliero varia dai 15 ai 100 mg al giorno. Nei soggetti che praticano sport a livello semi-professionale – che richiedono quindi grande dispendio di energie e un’accelerata sintesi proteica – il fabbisogno può anche essere raddoppiato.

Carenza di vitamina B8

Oltre a essere presente in molti alimenti, questa vitamina viene prodotta in quantità abbondanti dalla flora intestinale, per questo è difficile che se ne registri una carenza.

Tale carenza può verificarsi a seguito di un eccessivo consumo di albume d’uovo crudo, che è un antagonista della biotina. I sintomi della carenza di vitamina B8 sono nausea, affaticamento generale, stati depressivi e alterazioni cutanee.

Eccesso di vitamina B8

Ad oggi non si conoscono problemi derivanti da un’eccessiva assunzione di vitamina B8, o biotina.

È vero che una carenza di vitamina B8 può provocare i crampi notturni?

Sì, i crampi notturni sono solitamente provocati dalle posizioni assunte durante il sonno e dal fatto che la circolazione all’interno degli arti – freddi perché non utilizzati – è rallentata. Ma possono anche avere delle cause nutrizionali quando – all’interno dell’alimentazione quotidiana – vi sia una carenza di ferro, di magnesio e di alcune vitamine, tra le quali in primo piano c’è proprio la biotina, o vitamina B8.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

Vitamina B7 (inositolo)

Che cos’è la vitamina B7

Conosciuta scientificamente anche come inositolo, è un nutriente fondamentale per il nostro organismo. Lo si trova in alcuni alimenti ma viene anche prodotto in modo autonomo dall’organismo stesso. Per tale motivo non viene considerata una vera e propria vitamina, anche se ne assume il nome.

L’inositolo è idrosolubile – come le vitamine del gruppo B – e non viene pertanto immagazzinato dal nostro organismo ma deve essere assorbito con costanza, a mezzo del consumo di alimenti.

A che cosa serve la vitamina B7?

Essa stimola la produzione di lecitina, sostanza che compie un’azione di pulizia delle pareti interne delle arterie. Per questo motivo, alla vitamina B7 viene riconosciuta l’importante capacità di ridurre il livello di colesterolo nel sangue.

Essa impedisce inoltre che, a livello del fegato, vi siano troppi depositi di grassi e supporta il cervello a vincere gli stati depressivi e caratterizzati da eccessivo stress psico-fisico. Grazie all’azione di contrasto del deperimento delle cellule nervose, contribuisce altresì a mantenere la memoria, e per questo risulta utile anche per le persone più anziane.

In quali alimenti è presente la vitamina B7?

E’ contenuta soprattutto nel tuorlo d’uovo, nelle noci, nelle banane, nel lievito di birra, negli agrumi e nei cereali integrali. Anche la carne in genere – in particolare il fegato – offre un buon apporto di questo tipo di vitamina.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B7

Il suo fabbisogno quotidiano è di circa 500 mg.

Carenza di vitamina B7

La sua carenza è piuttosto rara dal momento che la sua assunzione avviene naturalmente – seguendo solamente una normale dieta – e che molto spesso viene riciclata dall’organismo, dopo essere stata impiegata una prima volta.

I sintomi della sua carenza sono i seguenti: ipoglicemia, acidosi e desquamazione della pelle.

Eccesso di vitamina B7

Ad oggi non si registrano gravi problemi di salute dovuti a un suo eccesso, atteso che le quantità ingerite oltre il fabbisogno vengono naturalmente espulse tramite le urine.

Quantità ingerite ben oltre i limiti possono però provocare sintomi quali difficoltà di digestione, perdita dell’appetito, eccessiva salivazione ed eccessiva sudorazione.

L’inositolo è davvero una vitamina?

L’inositolo viene anche chiamato vitamina B7, anche se in realtà fa parte delle cosiddette non-vitamine B. La sua azione è però strettamente collegata a quella delle altre vitamina del gruppo B. Nello specifico con con l’acido pantotenico (vitamina B5), con la biotina (vitamina B8)e  con l’acido folico (vitamina B9).

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

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