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Tumori neuroendocrini

E’ un gruppo di patologie rare, molto eterogeneo sia per localizzazione che per aggressività, che trae origine dalle cellule del sistema neuroendocrino. Sono tuttavia accomunati da alcune caratteristiche biologiche che in molti casi consentono agli specialisti di impiegare strategie simili per la diagnosi e la cura. I tumori neuroendocrini sono tumori a lenta crescita ed in genere poco aggressivi, anche se in alcuni casi possono invece crescere rapidamente e comportarsi in modo più maligno.

I tumori neuroendocrini delle isole pancreatiche

Si tratta di patologie che originano dagli aggregati delle cellule endocrine presenti nel pancreas. Sono di solito localizzati nel pancreas ma possono insorgere anche a livello del duodeno.

Solo una piccola percentuale (5-10%) dei tumori pancreatici traggono originane dalle cellule endocrine, mentre la grande maggioranza è rappresentata dai carcinomi che nascono nelle cellule dei dotti.

Alcuni tumori endocrini pancreatici sono detti “funzionanti” perché producono un eccesso di sostanze ormonali che sono responsabili di svariati sintomi; per la maggior parte, tuttavia, questi tumori non producono alcuna sostanza e sono quindi detti “non-funzionanti”. I principali tipi di tumore funzionante sono i seguenti:

Insulinoma: è il tumore funzionante più frequente; produce un eccesso di insulina, un ormone che regola i valori di glucosio (zucchero) nel sangue. In presenza di questo tumore i valori di glicemia si abbassano e ciò causa sintomi quali capogiri, senso di mancamento, sudorazioni e tachicardia

Gastrinoma: questo tipo di tumore produce gastrina, un ormone che aumenta la produzione di acido da parte dello stomaco, generando quindi la formazione di ulcere e la comparsa di diarrea

Glucagonoma: questo raro tipo di tumore produce il glucagone, sostanza che genera la comparsa di diabete e di rash cutanei

Somatostatinoma: anch’esso particolarmente raro, è un tumore caratterizzato da diabete, calcolosi della colecisti e difficoltà a digerire cibi grassi

VIPoma: genera un’aumentata produzione di peptide vasoattivo intestinale (VIP), ormone che controlla la secrezione e l’assorbimento di acqua da parte dell’intestino, e si caratterizza per diarrea profusa.

 

I tumori neuroendocrini scarsamente differenziati

Una minoranza di tumori neuroendocrini localizzati a livello del tratto gastro-enterico-pancreatico sono costituiti da cellule tumorali poco differenziate e a rapida crescita, che possono nascere in tutti i distretti.

Tali tumori vengono trattati in modo differente rispetto alle altre forme, ben differenziate, di tumori neuroendocrini, tumori a lenta crescita ed in genere poco aggressivi.

 

Fattori di rischio

Sono poco conosciuti, al di là di una storia familiare di sindrome delle Neoplasie Endocrine Multiple di tipo 1 (MEN 1), una malattia genetica rara che può generare la comparsa di tumori a carico di paratiroidi, ipofisi, pancreas, con produzione di differenti ormoni e conseguenti sindromi ormonali.

 

Quali sono i sintomi dei tumori neuroendocrini?

In base all’ormone prodotto dal tumore si possono avere vari sintomi; i principali sono:

  • ulcere duodenali
  • diarrea
  • diabete
  • ipoglicemia
  • colelitiasi

 

Oltre ai sintomi correlati alla produzione di ormoni, ve ne sono altri collegati all’effetto-massa del tumore stesso, presenti soprattutto in caso di tumore non-funzionante. I principali sono:

  • dimagrimento
  • vomito
  • dolore
  • ittero

 

Diagnosi

Spesso un tumore neuroendocrino viene scoperto casualmente, durante l’esecuzione di accertamenti diagnostici eseguiti per altri motivi.

Altre volte viene sospettato in base ai sintomi: esami del sangue possono in questi casi rivelare aumentati livelli di ormoni (quali appunto insulina, gastrina, etc) o di altre sostanze prodotte dal tumore, in particolare di cromogranina A (una proteina che viene prodotta dai tumori endocrini in genere).

Allo scopo di confermare il sospetto diagnostico, individuare l’esatta localizzazione del tumore e le sue dimensioni, verificare se si sia già diffuso ad altri organi e se sia chirurgicamente asportabile, vengono generalmente eseguiti i seguenti esami strumentali:

Tomografia Computerizzata (TC) dell’addome con tecnica trifasica: vengono acquisite immagini durante 3 differenti fasi di passaggio di mezzo di contrasto attraverso il fegato, al fine di avere informazioni più accurate sulla eventuale diffusione del tumore ai linfonodi o al fegato.

Risonanza magnetica (RM) dell’addome.

Ecoendoscopia: questo esame si esegue inserendo attraverso la bocca sino allo stomaco e al duodeno un endoscopio (un sottile tubo flessibile) cui è attaccata una piccola sonda ecografica, che consente di visualizzare in modo accurato il pancreas tramite le pareti gastriche e duodenali. Questa metodica consente inoltre di prelevare dei piccoli campioni del tumore (ago aspirato) per poterli poi analizzare.

PET-TC (Tomografia ad Emissione di Positroni con fusione TC): è ad oggi una delle indagini più importanti per la diagnosi e la ristadiazione dei tumori neuroendocrini, grazie allo sviluppo di radiofarmaci specifici per questo tipo di neoplasie.

La PET-TC con FGD impiega un radiofarmaco che si accumula nelle lesioni neoplastiche caratterizzate da elevato metabolismo degli zuccheri e fornisce pertanto delle informazioni circa l’aggressività delle neoplasie.

La PET-TC con Dopamina utilizza un precursore di alcune sostanze secrete dalle neoplasie neuroendocrine e consente in tal modo l’identificazione di questi tumori per via del loro peculiare metabolismo.

La PET-TC con Gallio-DOTA-peptide impiega un radiofarmaco in grado di legarsi ai recettori per la somatostatina molto spesso presenti in abbondanza sulla superficie dei tumori neuroendocrini. Lo studio recettoriale di queste neoplasie non soltanto ne consente l’identificazione ma anche la selezione per alcuni tipi di terapie che impiegano radiofarmaci analoghi della somatostatina.

Scintigrafia recettoriale: è in grado di individuare i tumori neuroendocrini grazie alla presenza dei recettori per la somatostatina. Ad oggi è un’indagine obsoleta nei centri ove sia disponibile la PET con Gallio-DOTA.

Biopsia: si tratta di un prelievo di tessuto tumorale, che viene quindi esaminato al microscopio. E’ indispensabile per capire se si tratti di un carcinoma neuroendocrino poco differenziato.

Analisi genetica per la sindrome MEN1.

 

Trattamenti

La terapia dei tumori endocrini è spesso multidisciplinare e può comprendere, con varie combinazioni:

Chirurgia

L’asportazione chirurgica del tumore rappresenta il trattamento di prima scelta ed il più efficace. I tumori localizzati a pancreas e duodeno possono essere asportati con interventi che talvolta sono meno demolitivi di quelli generalmente eseguiti in caso di carcinoma pancreatico. Talora l’intervento chirurgico può essere effettuato per via laparoscopica, con un approccio mini-invasivo in grado di ridurre il dolore e la durata della degenza postoperatoria.

Bioterapie

I soggetti in cui non si può rimuovere chirurgicamente il tumore possono essere trattati con iniezioni mensili di un ormone sintetico analogo della somatostatinaa (octreotide o lanreotide). Questa terapia è in grado di migliorare i sintomi (nei tumori funzionanti) e di rallentare la crescita tumorale.

Chemioterapia

E’ in genere riservata ai casi in cui il tumore si accresce nonostante il trattamento ormonale, o contiene cellule a rapida capacità di crescita (tumori indifferenziati). Di recente, si sono rivelati efficaci due nuovi medicinali, il sutinib e l’everolimus, in grado di interferire selettivamente sui meccanismi che permettono al tumore di crescere e dare metastasi.

Terapia radiometabolica o radiorecettoriale

L’alta densità di recettori per la somatostatina sulla superficie dei tumori neuroendocrini costituisce il presupposto per la terapia radiorecettoriale. S’impiega un farmaco analogo della somatostatina (dotato quindi di affinità per i recettori presenti in abbondanza sulle cellule tumorali) marcato da una porzione radioattiva (lutezio o ittrio). Iniettato per via endovenosa, il radiofarmaco è in grado di riconoscere il proprio “bersaglio” grazie al legame dell’analogo della somatostatina ai recettori che sono presenti sulle neoplasie. La porzione radioattiva agisce dunque in modo mirato, nei confronti cioè di quelle cellule tumorali cui il radiofarmaco si è legato.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

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