Gli anticorpi che innescano malattie neurologiche rare come la sindrome di Guillain-Barrè potrebbero avere un’origine “alimentare”. È questo il tema del progetto di ricerca “Malattie neurologiche e infiammazioni croniche: il ruolo del cibo”, coordinato dal professor Eduardo Nobile Orazio, responsabile della Sezione Autonoma Malattie neuromuscolari e neuroimmunologia dell’ospedale Humanitas, e finanziato con i fondi del 5×1000 destinati a Humanitas. A che punto è la ricerca?

 

L’obiettivo del progetto è identificare la presenza di particolari anticorpi che agiscono contro delle molecole non presenti nell’uomo ma riscontrate in alcuni pazienti con neuropatie invalidanti. Lo scopo è quello di capire se l’insorgenza e la progressione di queste gravi patologie siano correlate all’assunzione di determinati alimenti.

 

Le molecole in questione sono i gangliosidi GM1 e GD1b, molecole delle cellule neuronali contro cui si rivolgono gli anticorpi oggetto della ricerca. Questi anticorpi sono presenti in alcuni pazienti con neuropatie invalidanti simili alla SLA (Neuropatia Motoria Multifocale-MMN e Polineuropatia Demielinizzante Infiammatoria Cronica-CIDP): l’ipotesi è che la produzione di anticorpi potrebbe essere stimolata dall’assunzione di tali molecole per via alimentare. Ecco le novità dello studio.

 

«La ricerca si è allargata coinvolgendo 33 centri neurologici di tutta Italia di cui 20 hanno già fornito i loro dati. Il numero di pazienti è salito a poco meno di 360 unità con l’obiettivo di arrivare a 400-500 entro fine anno», spiega il professore. «I dati analizzati su 300 pazienti, al momento, ci hanno permesso di escludere l’associazione tra la dieta e lo sviluppo delle malattie neurologiche oggetto della ricerca. Siamo in attesa di ricevere i dati statistici relativi alla possibile influenza della dieta sul decorso della malattia per valutare se questa possa in qualche modo incidere sulla progressione della patologia».

 

«Dall’analisi del siero di circa 110 pazienti è emerso inoltre che il 7-8% presentava un anticorpo associato a un decorso peggiore della patologia. I dati a nostra disposizione, però, sembrano andare in un’altra direzione e non confermare questa associazione. Tuttavia – precisa lo specialista – sono dati che meritano una verifica su una casistica più numerosa».

 

Un altro importante passo in avanti della ricerca coordinata dal professor Nobile Orazio riguarda i criteri diagnostici delle malattie neurologiche rare oggetto dello studio: «Circa il 10% dei pazienti che non rientrano nei criteri diagnostici in uso rispondono alle terapie allo stesso modo di chi invece ci rientra. Questo aspetto conferma la necessità di aggiornare i criteri diagnostici per far sì che anche altri pazienti siano in grado di ricevere determinate terapie», conclude il professore.