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Zolfo

Che cos’è lo zolfo?

Si tratta di un macroelemento, cioè uno dei minerali che sono presenti nell’organismo in quantità più abbondanti. Il corpo di un adulto ne contiene circa 140 mg, in prevalenza sotto forma di proteine come la cheratina.

A che cosa serve lo zolfo?

E’ presente all’interno dei cosiddetti aminoacidi solforati. Fra questi, cisteina e metionina servono per costruire sia proteine dal ruolo strutturale (come il collagene e la cheratina) sia enzimi che sono coinvolti nelle numerose reazioni che avvengono all’interno dell’organismo. La taurina, invece, prende parte alla produzione degli acidi biliari. Inoltre gli aminoacidi solforati sono impiegati per produrre altre importanti molecole, come il coenzima A, l’acido lipoico, la biotina e il glutatione.

Lo zolfo partecipa inoltre al processo di respirazione cellulare.

In quali alimenti è presente lo zolfo?

Lo zolfo è presente in tutti i cibi ricchi di proteine: dai legumi alla carne rossa, passando per il pesce, la carne bianca ed il latte. Uno degli alimenti che sono in assoluto più ricchi di questo minerale è il tuorlo d’uovo, ma anche aglio, cipolle, verza, cavolini di Bruxelles e rape ne contengono una buona quantità. Dei livelli meno elevati sono invece presenti nella lattuga, nella frutta secca, nel cavolo riccio, nell’alga kelp e nei lamponi.

Qual è il fabbisogno giornaliero di zolfo?

Non ne esiste una dose giornaliera raccomandata. I fabbisogni dell’organismo vengono difatti soddisfatti piuttosto facilmente tramite l’alimentazione. In generale si ritiene che circa 850 mg giornalieri di questo minerale siano sufficienti per quelle che sono le esigenze basilari del corpo.

Quali conseguenze può determinare la carenza di zolfo?

Solitamente carenze di zolfo non portano a sintomi evidenti.

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di zolfo?

Non esistono prove evidenti che un suo eccesso possa provocare particolari sintomi o problemi di salute.

È vero che lo zolfo migliora la salute di unghie e capelli?

Lo zolfo è noto anche come il “minerale della bellezza”, perché contribuisce a mantenere in salute non solo capelli ed unghie, ma anche la pelle. Il motivo è da ricercare nel fatto che si tratta di un importante componente della cheratina che conferisce forza, struttura e resistenza a capelli, pelle, ed unghie.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Zinco

Che cos’è lo zinco?

Lo zinco è un microelemento, cioè un minerale che è presente nell’organismo in piccole quantità: in un individuo adulto ne sono difatti presenti circa 2 gr.

A che cosa serve lo zinco?

E’ un componente di centinaia di complessi enzimatici che sono coinvolti nel metabolismo di lipidi, proteine, carboidrati ed acidi nucleici. E’ altresì necessario per il funzionamento di diversi ormoni, (inclusi quelli tiroidei), dell’insulina, degli ormoni sessuali e dell’ormone della crescita.

La sua presenza è importante allo scopo di stabilizzare le membrane ed altri componenti cellulari, sia per l’integrità e la struttura degli organi. È essenziale per la divisione cellulare e per la crescita e lo sviluppo nel corso della gravidanza, dell’infanzia e dell’adolescenza. E’ altresì coinvolto nella sintesi del DNA, nella risposta immunitaria, nell’espressione dei geni, nella guarigione delle ferite e nella riparazione dei tessuti. Prende infine parte al processo di percezione del gusto e dell’olfatto.

In quali alimenti è presente lo zinco?

Si trova soprattutto nel fegato, nella carne, nelle uova, nel pesce, nelle ostriche, nel lievito,  nei cereali, nel latte e suoi derivati. L’organismo riesce però ad assorbire solo una quota variabile tra il 20 e il 30% circa delle quantità che sono presenti negli alimenti. Inoltre quello presente nei vegetali è in una forma meno disponibile e più difficilmente assorbibile.

Qual è il fabbisogno giornaliero di zinco?

Il valore di riferimento europeo per la dose giornaliera raccomandata è di 15 mg. Nelle donne, però, il fabbisogno aumenta durante la fase di allattamento, arrivando sino a 19 mg al giorno.

Quali conseguenze può determinare la carenza di zinco?

È raro che una sua carenza possa determinare gravi conseguenze. Tuttavia, un apporto insufficiente di questo nutriente può causare diarrea, cambiamenti della pelle e perdita dei capelli, infezioni ricorrenti e problemi psicologici. Nei casi più gravi una sua carenza può provocare impotenza o perdita di peso, ritardi nello sviluppo e nella maturazione sessuale e compromettere gusto, olfatto ed anche la guarigione delle ferite. Una sua carenza può altresì aumentare il rischio di carenza di vitamina A.

Quali conseguenze può determinare un eccesso di zinco?

L’assunzione di dosi eccessive di zinco provoca solitamente irritabilità, sonnolenza, vomito, nausea o diarrea, anemia e vertigini. Un eccesso di zinco accumulato nel tempo può invece alterare il metabolismo del ferro e del rame, ridurre il livello di alcuni globuli bianchi, interferire con la salute dei globuli rossi e compromettere le funzioni immunitarie. Inoltre troppo zinco può ridurre il colesterolo HDL (quello considerato “buono”) influenzare il funzionamento dell’apparato cardiaco e di alcuni enzimi pancreatici.

È vero che lo zinco protegge dal raffreddore?

Alcuni ricerche hanno dimostrato che, in caso di malnutrizione, assumere questo microelemento aiuterebbe ad aumentare i linfociti T, riducendo così la gravità e la durata delle infezioni. Tuttavia sembra che gel nasali e pastiglie a base di zinco non siano efficaci nella cura del raffreddore.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Vanadio

Che cos’è il vanadio?

Si tratta di un oligoelemento, cioè un minerale di cui l’organismo ha bisogno solamente in piccole quantità.

A che cosa serve il vanadio?

E’ fondamentale per la crescita e lo sviluppo dell’organismo. Riveste un importante ruolo nella pompa sodio-potassio, una pompa ionica situata nella membrana cellulare e che prende parte alla produzione di enzimi coinvolti nel metabolismo degli ormoni, dei nutrienti e del tessuto osseo e inibisce la sintesi del colesterolo.

Secondo alcune ricerche potrebbe inoltre svolgere un’azione simile a quella dell’insulina o – quantomeno – contribuire ad aumentarne gli effetti.

In quali alimenti è presente il vanadio?

Le migliori fonti di questo oligoelementi sono i molluschi, i funghi, il pepe nero, il prezzemolo, la birra, l’aneto, il vino e i cereali.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vanadio?

Il suo fabbisogno quotidiano è di 10-20 microgrammi.

Quali conseguenze può determinare la carenza di vanadio?

Ricerche condotte negli animali indicano che carenze di vanadio potrebbero rallentare la crescita, creare dei problemi a livello riproduttivo (inclusa l’infertilità) ed alterare il livello di colesterolo, glucosio, trigliceridi ed insulina nel sangue. Dei livelli insufficienti di questo minerale potrebbero essere altresì associati a malattie cardiovascolari, diabete e obesità. Nessuno di questi effetti è però certo.

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di vanadio?

Il suo eccesso risulta essere tossico solamente in dosi superiori ai 10 mg al giorno.

È vero che il vanadio può essere utile in caso di diabete?

Il vanadio potrebbe essere utile allo scopo di migliorare l’impiego dell’insulina in caso di diabete di tipo 2, ma la maggior parte delle ricerche condotte su questo elemento sono stati effettuate negli animali. Perciò, al momento, la sua assunzione non è indicata per trattare alcuna malattia.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Sodio

Che cos’è il sodio?

Si tratta di uno dei minerali più abbondanti nell’organismo. In un adulto ne sono presenti circa 92 gr., distribuiti nel sangue (ben il 40% del sodio totale nell’organismo si trova nei liquidi extracellulari), nei connettivi, nel tessuto osseo ed in quello cartilagineo.

A che cosa serve il sodio?

Il sodio regola il passaggio di fluidi e di nutrienti all’interno e all’esterno delle cellule e prende parte alla trasmissione dell’impulso nervoso. Quello presente nelle ossa rappresenta invece una riserva cui l’organismo può attingere nei casi di necessità allo scopo di regolare il PH del sangue.

In quali alimenti è presente il sodio?

La sua fonte principale nell’alimentazione occidentale è il sale da cucina. Fra i cibi che ne sono ricchi si possono includere: formaggi, salumi, insaccati e la maggior parte degli altri alimenti conservati. È inoltre naturalmente presente negli alimenti di origine animale (le carni sia bianche che rosse, il pesce ed il latte), mentre è meno abbondante in quelli di origine vegetale.

Qual è il fabbisogno giornaliero di sodio?

Il suo fabbisogno giornaliero è compreso tra 0,6 e 3,5 gr. al giorno.

Quali conseguenze determina la carenza di sodio?

La sua carenza può essere associata a vomito, nausea, anoressia. Nei casi più gravi può condurre anche al coma e risultare fatale.

Quali conseguenze determina un eccesso di sodio?

Un suo eccesso aumenta la ritenzione idrica e la pressione del sangue, portando con sé il rischio di ipertensione e di sue complicazioni; queste possono coinvolgere cuore, arterie e diversi organi, compromettendo sia la loro salute che quella dell’organismo. Inoltre dosi eccessive di sodio possono portare a vomito, nausea, convulsioni, febbre e compromissione dei centri respiratori.

Perché un’alimentazione a basso contenuto di sodio è importante per mantenersi in salute?

Limitando la sua assunzione – che è spesso troppo abbondante nell’alimentazione occidentale moderna – si riducono il rischio di malattie cardiovascolari e di altre possibili complicazioni dell’ipertensione. Una pressione eccessiva può difatti danneggiare molti organi. Oltre a cuore e arterie – a pagare le spese di un’alimentazione eccessivamente ricca di sodio – possono ad esempio essere occhi, cervello e reni.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Silicio

Che cos’è il silicio?

Si tratta di un elemento presente nell’organismo solo in tracce.

A che cosa serve il silicio?

E’ necessario per la sintesi dell’elastina e del collagene ed è importante per la salute dei tendini, delle ossa, dei tessuti connettivi, della cartilagine e delle articolazioni. Il collagene agisce come un’impalcatura che fornisce sostegno ai tessuti, mentre l’elastina ne conferisce elasticità.

Esso è altresì  importante per regolare la permeabilità della pelle e dei connettivi.

In quali alimenti è presente il silicio?

E’ presente nell’orzo, nella soia, nell’avena, nella barbabietola, nei cereali integrali, nelle radici e in erbe come l’ortica e la borragine.

Qual è il fabbisogno giornaliero di silicio?

Il suo fabbisogno quotidiano è di 20-50 mg.

Quali conseguenze può determinare la carenza di silicio?

La sua carenza può disidratare le unghie e renderle fragili. Potrebbero risentire di un’eventuale carenza di silicio anche la salute di capelli e pelle.

Quali conseguenze può determinare un eccesso di silicio?

Un eccesso di silicio – che sia prolungato nel tempo – è associato alla silicosi, una malattia polmonare. E’ stato inoltre rilevato un aumento di silicio nel cervello di persone affette da Alzheimer.

Gli integratori di silicio possono essere utili per la salute dei capelli?

Il modo migliore per fare il pieno di un nutriente è mangiare dei cibi che ne siano ricchi. Purtroppo però spesso il silicio non viene assorbito molto bene. In taluni casi, per far fronte a questa situazione, può essere utile assumere degli integratori. Prima, però, è consigliato chiedere un consiglio al proprio curante.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Selenio

Che cos’è il selenio?

E’ un elemento presente in piccole tracce, ma essenziale per l’organismo.

A che cosa serve il selenio?

All’interno delle cellule il selenio consente il buon funzionamento degli antiossidanti cellulari. Facendo parte di decine di proteine – che proprio per questo motivo prendono il nome di selenio proteine – prende altresì parte a diversi altri processi, dalla sintesi del DNA al metabolismo degli ormoni tiroidei, passando per la riproduzione e la protezione dalle infezioni.

In quali alimenti è presente il selenio?

Gli alimenti più ricchi di selenio sono gli organi degli animali ed il pesce. Altre buone fonti sono la carne rossa, i cereali ed i latticini. In generale, invece, la quantità di selenio presente negli alimenti di origine vegetale dipende dalle caratteristiche del terreno in cui essi sono stati coltivati.

Qual è il fabbisogno giornaliero di selenio?

Un adeguato apporto varia in base all’età ed è di circa 20 microgrammi al giorno sino ai 3 anni, di 30 microgrammi al giorno sino agli 8 anni, di 40 microgrammi al giorno sino ai 13 anni e di 55 microgrammi al giorno a partire ai 14 anni. Nelle donne in gravidanza e in fase di l’allattamento sale rispettivamente a 60 e 70 microgrammi al giorno.

Quali conseguenze può determinare la carenza di selenio?

Una sua carenza può modificare la pigmentazione di pelle e capelli, ridurre la funzionalità dei muscoli scheletrici, interferire con la produzione dei globuli rossi ed aumentare la fragilità delle unghie. Può anche predisporre allo sviluppo di malattie in presenza di stress aggiuntivi come infezioni virali, può essere associata ad infertilità maschile e può peggiorare le conseguenze della carenza di iodio, aumentando quindi il rischio di cretinismo nei bambini.

Quali conseguenze può determinare un eccesso di selenio?

Casi di intossicazione da selenio assunto tramite integratori alimentari sono stati associati a diarrea, dolori addominali, nausea, vomito, fragilità delle unghie e perdita dei capelli.

Perché si dice che assumere selenio fa bene alla salute?

E’ ritenuto un minerale dall’effetto benefico per la salute perché alcuni studi scientifici hanno associato la sua assunzione a una riduzione di problemi alla tiroide, del rischio di tumori, di declino cognitivo e di malattie cardiovascolari. Tuttavia, solo ulteriori ricerche potranno chiarire l’eventuale ruolo preventivo che questo elemento può svolgere.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Sali minerali

Che cosa sono i sali minerali?

Sono delle sostanze inorganiche che vengono normalmente assunte attraverso il cibo e l’acqua. Bilanciare la loro assunzione è davvero importante, in quanto sia carenze che eccessi possono avere delle conseguenze negative per la salute. Da questo punto di vista un’alimentazione equilibrata e varia è l’arma migliore per mantenersi in forma: nessun cibo contiene tutti i minerali di cui l’organismo ha bisogno e nelle giuste proporzioni. Pertanto evitare la monotonia, ad esempio mangiando verdure sempre diverse, contribuisce a fare il pieno di tutti gli elementi di cui si ha bisogno.

Fortunatamente la cottura non altera i sali minerali che sono presenti nel cibo. Tuttavia, cucinare alcuni cibi in acqua può disperderli parzialmente. Inoltre la quantità di minerali presenti in un alimento non corrisponde sempre a quella biodisponibile, che viene cioè effettivamente assorbita e metabolizzata dall’organismo.

Tenendo in debita considerazione tutti questi fattori è possibile soddisfare i fabbisogni giornalieri di minerali e solo in alcune situazioni sarà necessario assumere degli integratori, sempre e comunque dietro prescrizione medica.

A che cosa servono i sali minerali?

A differenza di proteine, carboidrati e grassi i sali minerali non forniscono energia all’organismo, ma sono fondamentali per mantenerlo in salute. La loro presenza è difatti essenziale per funzioni da ritenersi importantissime per la vita.

Alcuni minerali sono ad esempio costituenti fondamentali dei denti e delle ossa. Altri sono necessari per il funzionamento di enzimi, mentre altri ancora sono fondamentali per il funzionamento di alcuni organi (come lo iodio nel caso della tiroide).

Come si dividono i sali minerali?

I sali minerali vengono suddivisi – in base al loro fabbisogno giornaliero – in macroelementi e microelementi (o oligoelementi). I primi sono richiesti dall’organismo in quantità dell’ordine dei grammi o dei decimi di grammo mentre il fabbisogno dei secondi varia invece tra i microgrammi e i milligrammi.

Alcuni sali minerali sono considerati essenziali. Si tratta di ferro, rame, selenio, cromo, zinco, fluoro, iodio e cobalto. Carenze di questi minerali possono produrre seri effetti sulla salute umana. In altri casi (silicio, manganese, nichel e vanadio) si parla invece di minerali “probabilmente essenziali”.

Macroelementi

Sodio

Potassio

Cloro

Zolfo

Calcio

Fosforo

Magnesio

 

Microelementi (o oligoelementi)

Selenio

Cromo

Cobalto

Manganese

Molibdeno

Silicio

Ferro

Rame

Zinco

Fluoro

Iodio

Nichel

Cadmio

Vanadio

 

Altri minerali

Sodio

Vanadio

Zinco

Zolfo

Cobalto

Cromo

Ferro

Fluoro

Fosforo

Iodio

Boro

Cadmio

Calcio

Cloro

Magnesio

Manganese

Molibdeno

Nichel

Potassio

Rame

Selenio

Silicio

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Rame

Che cos’è il rame?

Il rame è un elemento che è presente in piccole quantità nell’organismo. In un individuo adulto se ne trovano circa 100 mg, che sono concentrati per lo più nelle ossa, nel fegato, nei muscoli, nel cervello, nei reni e nel cuore.

A che cosa serve il rame?

E’ importante per il funzionamento di molti enzimi. Fra le sue molteplici attività è inclusa la partecipazione al metabolismo energetico e alla produzione delle ossa, dei globuli rossi e dei tessuti connettivi. E’ anche coinvolto nella pigmentazione di capelli e pelle, influenza il funzionamento del cuore ed esercita un’azione antiossidante, proteggendo quindi la cellula dai danni dei radicali liberi.

In quali alimenti è presente il rame?

Le frattaglie – soprattutto rene e fegato – sono gli alimenti più ricchi di rame. Altre buone fonti sono: frutta secca, semi, crusca di frumento, cereali integrali, legumi e molluschi.

Qual è il fabbisogno giornaliero di rame?

Il suo fabbisogno giornaliero, stimato per un adulto, è compreso tra 1,5 e 3 mg. A qualsiasi età per soddisfarlo è generalmente sufficiente un’alimentazione equilibrata e sana.

Quali conseguenze può determinare la carenza di rame?

Un’alimentazione non equilibrata, un malassorbimento o un apporto eccessivo di zinco possono provocare una carenza di rame. Anche se rara, questa situazione può avere delle serie ripercussioni sulla salute, come: problemi ai connettivi, disturbi nervosi, demineralizzazione delle ossa, fragilità delle pareti delle arterie, anemia, alterazioni delle funzioni immunitarie e aumento del rischio di malattie neurodegenerative e cardiovascolari.

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di rame?

Sono rari i casi di eccesso di rame che siano causati dall’assunzione per via alimentare. I possibili sintomi includono vomito, diarrea, nausea e febbre. Situazioni più gravi possono condurre ad anemia emolitica e risultare fatali. Soli in rari casi – in genere nei bambini – si può andare incontro a cirrosi o danni epatici.

Altre volte l’eccesso di rame è dovuto all’incapacità del fegato di eliminare questa sostanza tramite la bile. La condizione che ne deriva è la malattia di Wilson: una rara patologia genetica che porta all’accumulo di rame non solo nel fegato, ma anche nel cervello, negli occhi e in altri organi, causando difficoltà a parlare e a deglutire, tremori, problemi di coordinazione, cambiamenti di personalità o epatiti.

Che cos’è la ceruloplasmina?

Si tratta di una proteina che trasporta il rame nel sangue. Dei valori bassi possono indicare la presenza di patologie come la malattia di Wilson, l’aceruloplasminemia, la sindrome di Menkes o malattie epatiche in fasi avanzate, ma anche delle condizioni di malnutrizione.

La ceruloplasmina può invece essere alta in caso di intossicazione da rame, durante la fase di gravidanza, durante l’assunzione di contraccettivi orali combinati o di estrogeni e in caso di malattia di Alzheimer, cirrosi biliare primitiva, colestasi, leucemia, linfoma di Hodgkin, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide e stati infiammatori.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Potassio

Che cos’è il potassio?

Si tratta di un macroelemento, cioè uno dei minerali che sono presenti nell’organismo in quantità elevate. In effetti si tratta del principale minerale presente a livello cellulare e in un individuo adulto ne sono presenti circa 180 grammi.

A che cosa serve il potassio?

All’interno dell’organismo il potassio è coinvolto in numerosi fenomeni. Prende parte alla contrazione muscolare (inclusa quella del muscolo cardiaco), contribuisce alla regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule e fa in modo di mantenere la pressione nella norma smorzando quelli che sono gli effetti del sodio. Può altresì ridurre il rischio di calcoli renali ricorrenti e la possibilità di perdita di tessuto osseo che si può verificare durante l’invecchiamento.

In quali alimenti è presente il potassio?

Il potassio è presente in tutti gli alimenti, ma ne sono particolarmente ricchi i vegetali freschi poco trasformati. La loro lavorazione può difatti modificare il contenuto di potassio all’interno dei cibi.

Le fonti principali sono frutta, verdura e legumi, in particolare i pomodori, le patate, le verdure a foglia verde, i cetrioli, le zucchine, le melanzane, la zucca, le carote, i fagioli e la frutta secca. In quantità inferiori è presente anche nella carne rossa, nel pollame, nel pesce e nei latticini.

Qual è il fabbisogno giornaliero di potassio?

Per un adulto si considera adeguato un apporto giornaliero di 2.000 mg.

Quali conseguenze può determinare la carenza di potassio?

La carenza di potassio è considerata un evento altamente improbabile. Le sue conseguenze sono sbalzi d’umore, debolezza muscolare, irregolarità del battito cardiaco, nausea e/o vomito.

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di potassio?

Il buon funzionamento dei reni consente di smaltire eventuali eccessi di potassio. Tuttavia – in caso di malfunzionamento renale e qualora si assumano alcuni farmaci – è possibile andare incontro a ipercalemia, cioè un eccesso di potassio nel sangue. Le conseguenze più frequenti di questa situazione sono rallentamento del battito cardiaco, pericolose aritmie e debolezza.

È vero che aumentare l’assunzione di potassio contribuisce ad abbassare la pressione del sangue?

Bassi livelli di potassio sono stati associati sia ad alta pressione che a malattie cardiovascolari. Un aumento della sua assunzione, qualora associato a una riduzione dell’apporto di sodio, potrebbe ridurre il rischio di eventi indesiderati ai danni di cuore e arterie. Tuttavia ad oggi non ci sono prove certe sull’utilità dell’assunzione di potassio nel trattamento della pressione alta.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Nichel

Che cos’è il nichel?

E’ un elemento che è presente nell’organismo in quantità pari a circa 1 mg totale, distribuito in particolar modo fra ossa, pancreas e saliva.

A che cosa serve il nichel?

Esso agisce come cofattore per diversi enzimi. Ricerche scientifiche condotte nell’uomo e negli animali indicano un suo ruolo nel metabolismo del glucosio, in quello di alcuni ormoni e dei lipidi. Parrebbe altresì coinvolto nel mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari e della stabilità di DNA e RNA.

In quali alimenti è presente il nichel?

E’ presente nei semi, cereali, nel grano saraceno e nei frutti di mare. Anche il pomodoro, il cavolo, i fagioli ed altri legumi possono essere una fonte di questo metallo. In generale, è da tenere presente che le quantità naturalmente presenti nei cibi di origine vegetale dipendono molto dal terreno in cui vengono coltivati.

Anche il cioccolato è da includere tra le fonti principali di nichel. Le quantità maggiori si trovano però nei grassi vegetali idrogenati: il nichel è difatti impiegato per la loro produzione.

Qual è il fabbisogno giornaliero di nichel?

L’organismo umano richiede circa 100 microgrammi di nichel/giorno.

Quali conseguenze determina la carenza di nichel?

Il suo fabbisogno è di solito completamente soddisfatto dall’alimentazione, ma alcune condizioni (come un malassorbimento intestinale, una sudorazione eccessiva, lo stress o malattie come cirrosi e insufficienza renale cronica) possono indurre delle carenze, a loro volta possibile causa di problemi di crescita e problemi all’apparato riproduttivo, insufficienza epatica, alterazioni del colore della pelle e peggioramento di anemie preesistenti.

Quali conseguenze determina un eccesso di nichel?

Il nichel che sia eventualmente in eccesso si accumula nei reni, nel fegato, nelle ossa e nell’aorta e può condurre ad avvelenamento. I possibili sintomi sono vomito o nausea, mal di testa e vertigini, difficoltà respiratorie, tosse e dolori al torace e rash cutanei.

Una sua assunzione eccessiva è stata associata anche ad un aumento del rischio di alcune forme tumorali (come quelle al polmone e alla prostata), di ictus e di infarto.

È vero che l’allergia al nichel fa ingrassare?

Per chi è allergico al nichel, il rischio non è tanto quello di ingrassare, ma quello di avere a che fare con evidenti gonfiori. Per risolvere il problema sarà necessario eliminare dalla dieta quotidiana i cibi che contengono questo metallo.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Molibdeno

Che cos’è il molibdeno?

E’ un minerale presente in tracce nell’organismo, che lo immagazzina maggiormente all’interno del fegato, dei reni, delle ghiandole e delle ossa. È anche presente nella milza, nei polmoni, nella pelle e nei muscoli.

A che cosa serve il molibdeno?

Il 90% circa del molibdeno che viene introdotto con il cibo è poi eliminato dal corpo attraverso le urine. La parte che viene trattenuta prende parte alla degradazione delle proteine e di altre sostanze.

Esso è inoltre un componente di coenzimi necessari per l’attività degli enzimi xantinossidasi e solfito ossidasi.

In quali alimenti è presente il molibdeno?

E’ presente nei cereali, nei legumi, nella frutta secca, nei vegetali a foglia, nelle frattaglie, nel latte e nei formaggi. L’apporto che deriva dagli alimenti di origine vegetale dipende però molto dalla quantità del minerale che è tipica del suolo in cui questi sono stati coltivati.

Il molibdeno è presente in quantità variabili anche nell’acqua.

Qual è il fabbisogno giornaliero di molibdeno?

Non ne esiste una dose giornaliera raccomandata. I livelli di sicurezza mutano però in base all’età e sono pari ad un introito quotidiano di 0,03-0,06 mg tra 0 e 6 mesi, di 0,04-0.08 mg fra i 6 e 12 mesi, di 0,05-0,10 mg fra i 1 e 3 anni, di 0,06-0,15 mg tra i 4 e 6 anni, di 0,10-0,30 mg fra 7 e 10 anni e di 0,15-0,50 mg al di sopra degli 11 anni.

Quali conseguenze può determinare la carenza di molibdeno?

La carenza di questo minerale è un fenomeno raro che può avere cause genetiche o nutrizionali. Nel primo caso le conseguenze possono includere grave ipertensione e spasticità, disabilità intellettive, convulsioni e problemi al cristallino (ectopia lentis). Altri problemi derivanti da una carenza del molibdeno includono mal di testa, nausea, vomito, tachicardia, tachipnea e coma.

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di molibdeno?

Il suo eccesso è stato associato a sintomi simili a quelli della gotta e a problemi all’apparato gastrointestinale, ai reni ed al fegato.

Assumere troppo molibdeno può inoltre causare delle carenze di rame.

È vero che il molibdeno protegge dai tumori?

Quello presente nel suolo previene la formazione di nitrosamine nei cibi di origine vegetale, composti che sono associati alla comparsa del cancro. Questo però non significa che l’assunzione di molibdeno contribuisca a prevenire lo sviluppo dei tumori.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

Manganese

Che cos’è il manganese?

E’ un minerale che è presente nell’organismo in piccolissime quantità. Il totale massimo è di circa 20 mg, che sono in prevalenza concentrati nel fegato, nei reni, nel pancreas e nelle ossa.

A che cosa serve il manganese?

E’ un componente della superossido dismutasi manganese-dipendente, un enzima dall’attività antiossidante che neutralizza i radicali liberi potenzialmente lesivi per la salute. E’ anche importante per il funzionamento del cervello ed il resto del sistema nervoso, per il metabolismo del colesterolo, delle proteine e dei carboidrati. Parrebbe infine essere coinvolto nella formazione delle ossa.

In quali alimenti è presente il manganese?

Le migliori fonti alimentari di manganese sono il riso integrale, i vegetali a foglia verde, il cocco, le mandorle e le nocciole. Inoltre ne sono presenti buone quantità anche nei seguenti alimenti: barbabietola, taccole, crescione, avena e cereali integrali, lattuga, spinaci, porri e carote, lamponi, fragole e more, ananas e frutti tropicali, banane, fichi e kiwi, uva, frutta secca, senape indiana, menta, aglio, chiodi di garofano, curcuma e tofu.

Qual è il fabbisogno giornaliero di manganese?

Non ne esiste una dose giornaliera che sia raccomandata. Ne è però considerato adeguato un apporto pari a: 3 microgrammi nei bambini fino a 6 mesi di vita, 600 microgrammi dai 7 mesi all’anno, 1,2 mg da 1 a 3 anni, 1,5 mg da 4 a 8 anni. Nei ragazzi, di 1,9 mg da 9 a 13 anni e di 2,2 mg tra i 14 e i 18 anni; nelle ragazze di 1,6 mg dai 9 ai 18 anni. Negli uomini a partire dai 19 anni 2,3 mg; nelle donne 1,8 mg a partire dai 19 anni. L’apporto sale a 2 mg durante la fase di gravidanza e 2,6 mg durante l’allattamento.

Quali conseguenze può determinare la carenza di manganese?

La carenza di manganese è rara, ma può condurre, se in forma grave, ad infertilità femminile, danni al pancreas, osteoporosi e problemi cardiaci.

Tra i sintomi che può scatenare sono inclusi alta pressione, colesterolo alto, problemi alla vista e all’udito, contrazioni muscolari, malformazioni ossee, gravi perdite di memoria, brividi e tremori.

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di manganese?

Un’overdose di manganese può provocare sintomi simili a quelli del Parkinson. Inoltre, in chi soffre di problemi epatici, un eccesso di questo minerale può causare problemi psichiatrici, tremori e spasmi.

È vero che il manganese aiuta a prevenire l’osteoporosi?

Questo minerale è fondamentale per la crescita delle ossa, ma nessuno studio ha sinora dimostrato l’efficacia della sua assunzione nella prevenzione dell’osteoporosi. La scelta migliore per proteggere la salute delle ossa è osservare una dieta sana ed equilibrata.

Le informazioni riportate costituiscono indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.

 

 

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